Woodwinds, un Modern Classic per innamorarsi (di nuovo) della vela
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Parlare di Classic Boat, alle volte, può risultare riduttivo. O meglio, possiamo dire che, una definizione così ampia (leggi qui), potrebbe rischiare di racchiudere scafi poco pertinenti assieme e, contemporaneamente, far sfuggire alle sue maglie scafi che, invece, meritano celebrazioni più specifiche. Per questo, talvolta, affinare le definizioni diventa cosa buona e giusta. Se, da una parte quindi, abbiamo la Classic IOR, specificatamente mirata ai pezzi unici e le microserie che hanno reso grande un’epoca di regate, dall’altra parte abbiamo ora i cosiddetti “Modern Classic”, scafi quasi-contemporanei, ma realizzati artigianalmente su criteri e progetti del passato. Per capirci, il recente Recluta di Frers ne può essere un esempio. Meglio ancora, però, il Woodwinds (Landing School 26) di cui parleremo in questo articolo, un splendido daysailer di 7.92 metri costruito nel 1995 dall’accademia per maestri d’ascia The Landing School.
Woodwinds, una chicca Modern Classic
Per capire meglio di cosa stiamo parlando e verso che direzioni ci stiamo muovendo, è il caso di puntare un attimo il focus sulla genesi di un progetto simile, o di un Modern Classic, più in generale. Non necessariamente repliche esatte, gli scafi cui facciamo riferimento sono però profondamente figli di un’epoca, o di una cultura, che non necessariamente appartiene al loro tempo, ma di cui rispettano criteri e processi. Woodwinds ne è un buon esempio. Progettata da Ken Rusinek nei primi anni ‘90, si tratta di un LS-26, modello concepito per The Landing School, l’accademia statunitense (in Maine) dedicata a maestri d’ascia e alla formazione maestranze artigiane per la cantieristica navale. Conseguentemente, quindi, si rifà agli standard della costruzione tradizionale in legno, strizzando però l’occhio al suo tempo, con processi in West system e opera viva dalle appendici più contemporanee. Un classico dove tradizione incontra modernità (anni ‘90).
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Woodwinds
Lungo 7.92 metri fuori tutto (26 piedi) e 6.10 metri al galleggiamento, con i suoi 2.29 metri di baglio il Woodwinds è poco più di un daysailer, un weekender al suo meglio, comunque e infatti forte di interni cabinati con posto letto per due, toilette e piccola galley. Ora, però, il suo ruolo non è appunto quello di scafo da crociera, tutt’altro. Nasce con due precise missioni: da una parte, l’essere banco scuola per le future maestranze, dall’altra, l’essere il compagno ideale per lo Champagne Sailing. Perché questo offre il nostro piccolo LS-26, un’esperienza unica: si ha uno scafo vivo come ogni scafo in legno sa essere, gestibile anche in solitaria, maneggevole e divertente, e con le linee d’acqua d’uno scafo primi anni ’90. È una barca per innamorarsi di nuovo della vela.

Per conoscerlo meglio, ce ne siamo fatti raccontare da Andrea D’Amato, proprietario del Woodwinds dal 2021, dopo averlo acquistato da un amico proprio per la ragione di cui sopra: lo ha visto e se ne è innamorato.
Originariamente avevo un B38, un’altro daysailer, se vogliamo, mentre il Woodwinds era di una mia conoscenza, allora a Long Island. Coincidenza vuole, lui volesse comprare la mia barca, il fato invece, anni dopo, vorrà l’opposto. Fu un mio amico a comprarlo e a portarlo in Italia, a Monfalcone, dove lo tenne per un paio d’anni, finché non decise di venderlo e me la propose. Non appena lo vidi me ne innamorai e lo portai, l’anno dopo, a Le Grazie.
Si tratta di uno scafo piccolo, un vero daysailer, ma è un oggetto incredibile. Un po’, è come se fosse un gozzo a vela, non è veloce a motore e soffre il mare eccessivo, ma è gestibilissima, anche da soli. A vela, con una mano, navighi anche con 20/25 nodi. E poi ha una dimensione tale da essere relativamente sostenibile, anche in termini di manutenzione. E la soddisfazione che offre è impagabile.

LS-26, una chicca firmata Landing School
Costruito in legno, artigianalmente, l’LS-26 (di cui Woodwind è uno splendido esemplare) è uno scafo di per sé affascinante. Da una parte, innanzitutto, è eredità e testamento di una tradizione e di una cultura che non vuole morire, dall’altra, oltre ad essere un ottimo progetto, è forte di tutti quei piccoli dettagli, quelle piccole imprecisioni, quelle differenze che, anche se figlio di una serie, rendono uno scafo in legno unico e irriproducibile. In termini costruttivi poi, è invece un piacevole sposalizio di culture ed epoche.

Fondamentalmente, il progetto vuole essere uno scafo adatto al velista navigato ma alla ricerca di una barca adatta alle brevi uscite, anche in solitaria, ma offrendo il top della qualità. Il progetto, di conseguenza, combina un’estetica classica con prestazioni, invece, più contemporanee, offrendo uno scafo bilanciato, con un baglio relativamente stretto, un dislocamento moderato e appendici (timone e chiglia) separate e appese. In termini di stabilità, invece, il focus è nel baricentro, mantenuto basso per poter limitare il baglio ma, comunque, offrendo ingente momento raddrizzante.
A strizzare l’occhio al “moderno”, anche per formare gli studenti nei confronti di diverse tecniche, lo scafo è realizzato in West System, con legno poi laminato in epoxy, offrendo così i vantaggi dell’uno con la ridotta manutenzione richiesta dall’altro. L’armo è invece frazionato, facile da gestire e di superficie modesta, ottimo sposalizio, però, se considerata la ridotta superficie bagnata dell’LS-26.

Per chi fosse interessato ad approfondire oltre il tema, questi sono i canali ufficiali di The Landing School, attiva tutt’oggi su fronti ancora più diversificati di quanto non fossero negli anni ‘80 e ‘90.
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