Carlo Cameli: “Io, la Giraglia, il Club”. Intervista al presidente dello Yacht Club Italiano
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INTERVISTA. Carlo Cameli, presidente dello Yacht Club Italiano, racconta la sua vita di barche e di vela. Dalla sua prima Giraglia nel 1966 quando i cugini lo imbarcarono su EA al governo del Club più antico d’Italia che lui dirige come una nave
Intervista a Carlo Cameli, presidente YCI
Il genovese Carlo Cameli, 73 anni, presidente dello Yacht Club Italiano, il più antico circolo nautico d’Italia fondato nel 1879, ha il mare nel sangue. La sua famiglia dalla fine dell’800 vive e lavora con passione sconfinata per le barche e il mare. Al “Club”, come lo chiamano a Genova, ha messo piede per la prima volta nella carrozzina ed è socio da 60 anni. Alla Giraglia, la regata più famosa del Mediterraneo, ha partecipato per la prima volta nel 1966 sulla barca dei cugini, il famoso Ea.
Era scritto che prima o poi sarebbe diventato presidente dello Yacht Club Italiano. Così è stato, nel 2023.
Da allora tutti i giorni entra nella storica palazzina che si affaccia sul porticciolo Duca degli Abruzzi.

Più che da presidente, governa il club come un armatore, il suo mestiere da sempre. La nave è il Club, l’equipaggio le centinaia di persone che vi lavorano e lo frequentano.
Lo incontriamo sulla tolda di comando, la splendida biblioteca dalle pareti di boiserie. è appena sceso dalla pilotina “Beppe Croce”, elegante e storica come questo antico Club, dove ha diretto il comitato in una regata. Si toglie la cerata, iniziamo.
Allo Yacht Club Italiano per venire a mangiare la sera c’è ancora bisogno della cravatta?
Sì, durante la settimana. Il weekend no. Pantaloni e camicia van bene, infradito e pantaloncini corti invece no. Bisogna fare i conti con i tempi che cambiano, la tradizione va sposata con la modernità. Mantenendo un equilibrio tra i soci che hanno 90 anni e quelli – per fortuna tanti – di 13/14 anni. Senza dimenticare i trentenni. L’importante è che i soci frequentino il Club, indipendentemente dall’età.
Il Club come una nave?
Certo, ho gestito navi e uomini e il paragone è perfetto. Il Comandante deve avere sempre la porta aperta, dialogare con l’equipaggio e gli ospiti. La nave è la sede del Club. Fuori, il mare. Lo Yacht Club Italiano è una splendida barca classica ben tenuta che si rinnova costantemente.
Socio del Club dal 1965…
Preistoria…infatti le mie figlie mi chiamano Flintstone (come i cavernicoli del celebre cartone di Hanna & Barbera, ndr). Sono diventato socio, incoraggiato ma non costretto, mettendo piede a bordo di una deriva Flying Junior. Il mio primo amore è stato un bellissimo Galetti ITA 1501 color legno, uno Stradivari che camminava pure. Qualche risultato l’abbiamo fatto.
La prima volta a vela?
I miei genitori mi hanno messo su un Dinghy nella baia di Paraggi (golfo del Tigullio, ndr) e mi hanno detto, vai! Non sono finito sugli scogli e mi sono reso conto che andare a vela mi piaceva.

La prima Giraglia?
Nel 1966. I miei cugini, per pietà, mi imbarcano sulla barca di mio zio Filippo, l’EA. Un gioiello, costruito da Baglietto. Pensata per vincere in tempo reale, lunga, stretta, bellissima. EA nel 1953 aveva vinto il Nastro Azzurro (record di attraversamento dell’Atlantico, ndr).
E poi?
Il lavoro mi ha portato lontano da Genova. Dal 1986 ho lasciato Genova, per tre anni sono stato a Ravenna e poi 32 anni a Roma. Ma la vela non l’ho abbandonata. Tanti anni divertentissimi sul J 24 ad inizio anni ’80 con Bobi Bianchi e Fabio Risso. Regate in Adriatico sul bellissimo Garibaldi di Trombini contro gente come Cino Ricci.

Un lungo periodo senza mettere piede al Club?
No, con le mie bambine venivamo la domenica mangiare qua appena potevo. E il guidone dello YCI è sempre stato sulle mie barche. Come nel periodo dal 2000 quando sono salito sui Dinghy. Ne ho avuti tre, ho girato l’Italia in lungo e in largo con la barca attaccata al carrello dormendo anche dove capitava. Una volta mi sono addormentato sulla banchina del lago di Bracciano alle due del mattino. Risultati sportivi di buon livello, sono stato vicesegretario di classe. Mi piace ricordare che il mio primo Dinghy era uno degli Umberta, le barche della famiglia Croce che ha fatto la storia della vela e dello YCI.
Il tuo luogo di vela del cuore?
Da Rapallo a Punta Chiappa, passando per Portofino dove conosco ogni più piccolo scoglio, secca, il bordo buono a seconda del vento. Da ragazzini si partiva dal trampolino della baia di Paraggi dove adesso non si può più andare. Con il megafono il nostro marinaio (il famoso “Rube”) dava la partenza urlando PUM! Era una vela giocosa, divertente che è venuta a mancare oggi. è uno spirito che mi piacerebbe riportare almeno un po’ al Club.

La regata della Giraglia ha ancora un po’ questo spirito, o sbaglio?
Per me il motto della Giraglia è: per essere un vero velista devi aver fatto una volta la Giraglia. Per capirci, se sei un inglese devi aver fatto la regata del Fastnet (isola di Wight nella Manica – scoglio del Fastnet in Irlanda – Plymouth, totale 608 miglia). La Giraglia (Saint Tropez – scoglio della Giraglia in Corsica – Genova) che gli anglosassoni chiamano Il Fastnet del sole, è più breve, 240 miglia. Però si becca sempre di tutto: bonacce, ventone, mare calmo e mosso. Una regata imprevedibile dove chiunque, con un po’ di fortuna, può ottenere un risultato insperato.
Per questo con la tua barca da crociera attuale, lo splendido Hallberg Rassy 45 Blue Indy, hai partecipato alla Giraglia post Covid?
Tutto è nato a tavola con tre o quattro amici. Se ha vinto nel 2015 il Gianin VI (un Halberg-Rassy 41 del 1976, ndr) in tempo compensato perché non possiamo farla anche noi con il pesantissimo HR 45? Così l’abbiamo fatta allegramente non facendoci mancare nulla, carichi di vino, gin, cibo in abbondanza. è stata una Giraglia con pochissimo vento, non certo adatta ad una barca nordica con poca tela pesante 20 tonnellate. Abbiamo ciondolato in bonaccia inchidati davanbti all’arrivo qui a Genova. Saremmo arrivati quarti in tempo compensato ma siamo arrivati fuori tempo massimo. Una rabbia pazzasca, ma ricordi indelebili.
Che Loro Piana Giraglia è quella del 2025?
Bellissima. La nuova formula con quattro giorni di regate nel golfo Saint Tropez (7/10 giugno) con il rientro in porto con ormeggio garantito con l’iscrizione. Tutti i pomeriggi al rientro nel villaggio sul molo principale di Saint Tropez la premiazione di giornata con open bar sino alle 20 aperto a tutti gli equipaggi. Tutta la cittadina è in festa e vive questo evento con centiania di velisti che la animano. Un’ atmosfera unica, in attesa della Loro Piana Giraglia vera e propria, in altomare (partenza 11 giugno).

La Giraglia “lunga”, nata nel 1953 con ventidue barche al via, ha saputo rinnovarsi continuamente nei suoi 72 anni di vita. Al via ci sono almeno 170 barche non solo italiane e francesi, ma da tutto il mondo. Sempre di più le centinaia di velisti che la animano sono coccolati, non solo gli armatori.
Ogni giorno ci si ritrova a fine giornata come una volta avveniva per i marinai al bar del porto. Alla fine sono tutti vincitori perché tutti hanno vinto…perché vincere vuol dire esserci. E sei orgoglioso di considerarti un vero velista mediterraneo. E poi, diciamolo, la “botta di culo” può succedere sempre. E a Genova, alla premiazione della lunga, magari…
Luigi Magliari e Luca Oriani
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