2002. Giraglia: La storia della regina del Mediterraneo
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Giraglia: La storia delle regine del Mediterraneo
Tratto dal Giornale della Vela del 2002, Anno 28, n. 7, agosto, pag 68-73.
La regina delle regate lunghe tirreniche, la Giraglia, compie 50 anni. Carlo Croce, figlio di Beppe che la inventò nel 1952, racconta la sua gloriosa storia, i protagonisti, gli aneddoti, le barche che l’hanno vinta e quelle che l’hanno persa
I suoi primi 50 anni
Una regata amata e odiata, che continua ad affascinare campioni e dilettanti, giovani appassionati e vecchi campioni. Siamo andati a St. Tropez, sede della partenza, per farcela raccontare da chi la vive. E non intende lasciarla.
Dice Ernesto Gismondi, proprietario di Edimetra “Mi piace molto la Giraglia, mi piacciono le cose che si affermano nel tempo, che hanno una validità”. E spiega “E’una regata piena di imprevisti; parti con tanto vento, ti affanni fino alla Giraglia, credi di essere primo, poi c’è un salto di vento e ti passano. Ne ho fatte più di dieci, vincendone due”. Brillante sintesi di quelle amatissime e maledette 243 miglia di mare spesso faticose. Edizioni con tanto vento e grandi bonacce, trionfi e sconfitte clamorose, feste e sofferenza. 50 anni di vela che hanno visto in regata, almeno una volta ma più facilmente a ripetizione, manager rampanti, industriali delle grandi famiglie italiane, uomini di cultura, nobili ma anche migliaia e migliaia di velisti della domenica che hanno sempre considerato la Giraglia una sorta di esame di laurea che va affrontato.
Non è una leggenda
La storia di questa regata, come tutte quelle che sono arrivate alla boa del mezzo secolo di vita, è fatta di aneddoti e di personaggi, di uomini e di barche, di racconti di mare. Nel caso della Giraglia, persino la sua nascita è leggenda. Carlo Croce, presidente dello Yacht Club Italiano, era un bambino quando suo padre diede vita nel 1952, a questa ormai famosissima regata d’altomare. “Lo so, molti pensano sia una storiella ma è la pura verità. Era una serata invernale e mio padre (Beppe Croce, allora presidente dello Yacht Club Italiano ndr), era seduto in un bistrot parigino con René Levainville, presidente dello Yacht Club de France. L’idea c’era già ma solo quella sera, con le carte nautiche sul tavolo, si tracciò il percorso della prima edizione. Decisi i porti di partenza e di arrivo, Cannes e Sanremo in quell’occasione, restava il problema della boa di passaggio. Pensarono a un isola e dopo una telefonata notturna a un esperto ufficiale della marina francese per sapere come erano i fondali intorno alla Giraglia, lo scoglio corso divenne il vertice del triangolo”.
Cambia il percorso ma non il fascino
La Giraglia, oltre a dare il nome alla prova, è rimasta il solo punto fisso. Le sedi di partenza e di arrivo sono mutate spesso. Per l’edizione successiva e fino al 1958 il percorso fu St. Tropez-Sanremo, per poi cambiare ancora porto di partenza che divenne Tolone. Dopo un’insolita edizione tutta italiana del 1990, con partenza e arrivo a Sanremo. Per i sette anni successivi si corse tra Sanremo e Le Lavandou; nel 1998 il ritorno a St. Tropez. Nel 2000 il porto transalpino torna a essere sede della partenza ma Sanremo perde il posto (con il dispiacere di molti che trovano complicato l’arrivo notturno per via delle mille luci cittadine) a vantaggio di Genova. Spiega Croce: “Negli ultimi anni avevamo avuto alcuni problemi organizzativi a Sanremo e così abbiamo deciso di spostarci a Genova, peraltro sede dello Yacht Club Italiano”. In mezzo secolo, la Giraglia ha subito alti e bassi, ma da quattro anni vive una seconda giovinezza. “La nuova formula, nata nel 1998 – continua Carlo Croce – che prevede tre giorni di regate costiere prima di partire per la lunga, sommata all’atmosfera di St.Tropez e soprattutto la collaborazione di Rolex, hanno ridato una forte spinta alla manifestazione”.
In banchina
In effetti, l’impressione di questa edizione particolare era quella di una regata che porta benissimo i suoi anni. In banchina c’erano migliaia di velisti. Giovani e vecchi, esperti professionisti e appassionati amatori, chi alla sua prima volta e chi ormai veterano. E quelli costretti a rimanere a casa, come Riccardo Marini, tattico di Isolaria, un First 47.7, cerca di consolarsi. “Che rabbia non poter essere in barca per questa 50 Giraglia, spero di arrivare a 83 anni per partecipare al centenario”. Per chi intende campare a lungo pur di esserci a chi è riuscita a viverla da giovanissima come Cloe Perrone, figlia dell’armatore di Virtuelle, che ha invitato a bordo l’amica Saskia Rothschild. Entrambe emozionatissime. “Anche noi abbiamo dei compiti a bordo – racconta Cloe – siamo le addette alla spesa. Così stamattina siamo andate a comprare sandwich per tutti. In regata poi siamo noi a giuncare con la lana il gennaker. Speriamo ci sia un po’ di vento ma se c’è bonaccia ci siamo portate il Game Boy. Sono entusiasta di fare questa regata così lunga e importante ma il mio sogno è traversare l’Atlantico”.
C’erano anche le regine
Accanto alle “astronavi” con i campioni, ricche di sponsor e strumenti elettronici, quest’anno da St. Tropez hanno preso il via anche regine del mare come il Nina VIII, un Nicholsons 55 del 1972. Riccardo Eberhard, armatore del Nina e nipote dell’Eberhard che nel 1873 fondò l’omonima azienda di orologi, è orgoglioso “Stavo cercando una barca per fare le vacanze, sicura più che altro, visto che volevo fare la traversata atlantica. Mi hanno fatto vedere molte imbarcazioni, moderne, leggere e tecnologicamente avanzate. Poi l’anno scorso un amico mi ha portato a Viareggio, in un cantiere navale. Sotto un telone intravidi Nina per la prima volta. Pioveva, faceva freddo, non misi a fuoco quasi niente. Chiesi di provarla in mare. C’erano circa 20 nodi, con le sue 23 tonnellate di stazza superava le onde con una facilità mai sentita…” – Ci scusi, ma con la Giraglia cosa c’entra? – “Ci arrivo. Una volta acquistata notai una targhetta, dietro l’albero sulle quale c’era scritto che aveva vinto la Giraglia nel 1974. Allora si chiamava Nineight ed era di Mazzucchelli, una barca gloriosa. Decisi quindi di partecipare alla Giraglia. Noi salpiamo con lo spirito di divertirci, mangiare, bere e … arrivare. Speriamo di giungere entro il tempo massimo, comunque quando finirà la birra, terminerà la nostra regata. Ma ne abbiamo comprata molta! E abbiamo una cambusa formidabile, potremo fare persino il pane a bordo”. Una Giraglia diversa da quella dei maxi da corsa: e se avessero ragione loro?
Neofita famoso
Un altro gioiello del mare che ha partecipato a questo cinquantesimo della Giraglia è Samurai, progetto Sangermani costruito nel 1962, di proprietà della famiglia Pavese. La sua prima apparizione risale al 1963 quando arrivò settimo. A bordo di Samurai, il destino ha creato una bizzarra coincidenza. In occasione di un così importante anniversario, su una barca storica, alla sua prima Giraglia, c’è Albino Fravezzi, un veterano della vela (“Anzi, un reduce” come dice lui) che disputa la sua prima Giraglia. Entusiasta come un ragazzino. A proposito di veterani e vecchie signore del mare, le barche d’epoca saranno tra le protagoniste dell’edizione dell’anno prossimo, con una partenza tutta per loro prevista il giorno prima del via delle vele più veloci. Dimenticavamo: su una ventina di queste è stato montato un sistema di rilevamento delle posizioni tramite Gps che ha consentito un aggiornamento della regata ogni mezz’ora. Chissà cosa avrebbero pensato i coraggiosi velisti del 1953, che spesso non sapevano neppure chi era arrivato prima di loro. Barche classiche e satellitari: in fondo poche regate sono così antiche e così moderne quanto la Giraglia.
K.P.
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