A Ponza si paga con il Telepass per buttare l’ancora
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A Ponza paghi col Telepass per buttare l’ancora
È giusto trasformare il mare in un’autostrada a pedaggio con il pretesto di offrire più servizi a chi naviga? La domanda è esplosa sui social dopo l’introduzione dell’app “Telepass Mare Ponza” (qui su Android, qui per iOS) che consente di pagare via smartphone il ticket ambientale per calare l’ancora nelle acque cristalline dell’arcipelago laziale delle isole Pontine (Ponza e Palmarola) tra i più suggestivi del nostro Paese.
Il balzello, introdotto in via sperimentale lo scorso anno e in vigore dal 15 giugno al 15 settembre, colpisce “ogni tipo di natante, imbarcazione o nave” sia da diporto che commerciali che staziona nelle due isole. Le tariffe arrivano fino a 3 euro al metro lineare con possibilità di abbonamenti settimanali, mensili o stagionali. Sono previste riduzioni in base ai mesi, all’utilizzo di ormeggi locali o di barche a basso impatto ambientale (solo vela o energia solare) oltre a esenzioni per residenti, guide turistiche, proprietari di immobili e altri soggetti.
Ok, ma i servizi?
Cosa ottiene in cambio il diportista? Poco o nulla. Nessun campo boe o servizio extra. L’unico benefit è il diritto di portare a terra un sacchetto di rifiuti da 55×65 cm in apposite isole ecologiche. E i proventi non servono neppure a finanziare la gestione di una riserva marina o un parco nazionale come accade per esempio nell’arcipelago de La Maddalena.
Il Comune di Ponza spiega che l’obiettivo è “valorizzare il territorio, armonizzare l’afflusso turistico nel rispetto dell’ambiente e della natura, gestire i rifiuti provenienti dalle imbarcazioni e porre in essere una rete di servizi a Ponza e Palmarola”. Intenti condivisibili. Ma nella destinazione dei fondi si legge anche: manutenzione e potenziamento delle strade. A spese dei diportisti?
Ponza “bella e impossibile”
Ponza da sempre è una meta “bella e impossibile” per chi naviga: costi di ormeggio proibitivi, servizi carenti, movida caotica e rischi meteo come il temuto vento di Levante che obbliga spesso a una fuga forzata dal porto. Ora persino una breve sosta per un tuffo o un riposo in rada diventa a pagamento.
Il rischio peggiore (minacciato) è però che questo sistema si estenda presto ad altre isole e località italiane. E che il mare da bene comune venga gradualmente trasformato in una serie di caselli a pedaggio. Con il diportista nel ruolo sempre più evidente di bancomat.
Fabrizio Coccia
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2 commenti su “A Ponza si paga con il Telepass per buttare l’ancora”
Questa situazione va contrastata con tutta la forza possibile. Un comune qualunque decide di mettere un ticket per le acque antistanti, per fare cassa e solo cassa, forse (come scritto nella delibera comunale) per sistemare le strade dell’isola.
Le acque sono del comune?
Da quando un comune ha giurisdizione sul bene demaniale mare?
Anche l’aria è del comune?
Attenzione: non si paga solo per dare fondo, ma anche solo per TRANSITARE in quelle acque.
Attenzione: l’App è concepita a tariffe giornaliere. Se arrivò alle 21 e riparto alle 6 di mattina devo pagare 2 GIORNI!
Marinai, velisti, riviste, operatori: se ci facciamo fare questo è finita!
Boicottiamo le pontine e facciamo partire una campagna stampa contro questo sopruso. Raccogliamo fondi e facciamo causa.
Emilio
Sono d’accordo con Emilio. Basta con i soprusi e con questo andare continuamente contro la legge: il comune non puo’ gestire le acque demaniali, e comunque sono stufo di queste iniziative che stanno mettendo a rischio le nostre liberta’…Ma davvero ci stiamo indirizzando verso un mondo medioevale?