Come la Barcolana di Trieste si è evoluta da regata di club a icona mondiale della vela
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In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.
In questa puntata, vi portiamo alla scoperta della Barcolana, la mitica Coppa d’Autunno che ha fatto la storia della triestina e non solo, diventando la regata piu affollata al mondo.
Barcolana, il mito

Era il dicembre del 1975, quando, appena nati, dedicavamo le nostre pagine a un evento che già allora prometteva di fare storia: la “Coppa d’Autunno”, oggi universalmente conosciuta come Barcolana. “Centoventotto barche nella bora del Golfo di Trieste”, titolavamo, definendola “la regata più open del mondo” e “una delle più dure: con bora mare forte, barche che disalberano, continui cambi di fiocchi, ventiquattro ritirati ‘dietro le ali protettrici del castello di Miramare’”. A mezzo secolo da quel primo racconto, la Barcolana è diventata un’icona globale, e per ripercorrerne l’incredibile avventura abbiamo incontrato il suo timoniere, Mitja Gialuz, presidente della Società Velica di Barcola e Grignano, il club che organizza la superclassica triestina.

Mitja, con la sua visione lucida, ci porta alle radici della Barcolana, nata e sviluppatasi alla fine degli anni ’60, in pieno boom economico italiano. “Sono gli anni del boom nella nautica da diporto, lo sviluppo delle barche in vetroresina di serie”, spiega Gialuz. Un contesto che ha permesso alla Barcolana di intercettare la transizione “dallo yachting, uno sport più elitario, al sailing, uno sport che si diffonde”, trasformando un passatempo per pochi in una passione per molti. Un processo che ha visto la vela diventare popolare nell’1983 con l’ingresso in Coppa America di Azzurra, catalizzando l’attenzione nazionale.
Ma cosa stupirebbe i fondatori di quella prima edizione del 1969, che vide 51 barche al via con il motto: “Hai una barca a vela? E allora puoi partecipare!” senza compensi né stazza, con la vittoria al primo in tempo reale. “Sicuramente la trasformazione da una regata a un festival del mare”, afferma Gialuz. E poi, “il fatto che quando entri a Trieste c’è un cartello che dice Trieste città della Barcolana. Questa identificazione della città con la sua manifestazione più importante non credo che se la sarebbero mai aspettata”. Carlo Sciarelli sosteneva che quando “un sogno è bagnato dall’acqua salata non si asciuga più”: per Mitja questo vale perfettamente per la Barcolana. Ciò che invece non li stupirebbe, e che è rimasto il DNA della Barcolana, è “la partenza, il fatto di essere tutti assieme sulla stessa linea senza compensi. Questo era lo spirito iniziale ed è rimasto identico”.
Il grande salto
La Barcolana è passata dall’essere una regata tra appassionati a un evento che unisce l’intera città. Qual è stato il vero punto di svolta? Mitja individua tre tappe fondamentali di una crescita inarrestabile. “Sicuramente la metà degli anni ‘80 con l’arrivo delle barche straniere”, che ha segnato l’inizio dell’internazionalizzazione. Poi, “a metà degli anni ‘90 la lotteria, quindi Barcolana associata a una lotteria della RAI che ha portato una notorietà molto ampia alla regata”. Infine, “il lavoro che si è fatto negli ultimi dieci anni per arrivare a entrare nel Guinness dei Primati con la cinquantesima edizione del 2018, che ha visto il record di 2.689 iscritti”.
Questa crescita è stata possibile grazie a “una grande sinergia con le istituzioni, con i circoli velici e con gli sponsor che ci hanno fatto crescere e ci hanno stimolato”. L’edizione del 2018, la 50ª, è rimasta nel cuore di Gialuz: “a cominciare dal messaggio che abbiamo voluto lanciare con il poster di Marina Abramovich “We are all in the same boat”, e poi il momento della partenza con il sorvolo delle Frecce Tricolori, la presenza di Nave Vespucci… quello me lo porterò sempre nel cuore”.
L’amore Trieste-Barcolana
Il legame tra Trieste e la Barcolana è profondo, quasi simbiotico. “Si è evoluto nel senso di portare la regata poi in città”, spiega Gialuz. Un momento fondamentale è stata la creazione del Villaggio alla fine degli anni ‘90 e il coinvolgimento di un pubblico sempre più ampio attraverso concerti, eventi culturali come Un Mare di Racconti e il Barcolana Sea Summit, dedicato alla blue economy e alla sostenibilità.
La Barcolana è diventata un “must” per qualsiasi velista, un appuntamento che unisce tutti e incarna tutta l’energia di Trieste.
La sua unicità è anche nella capacità di coinvolgere tanti stakeholder in una costruzione condivisa dell’evento, estendendo la manifestazione oltre Trieste, in tutto il Friuli Venezia Giulia, con eventi a Grado, Lignano e persino sul Lago dei Tre Comuni, portando quest’anno per la prima volta la Barcolana in montagna.
Innovazione, inclusività e sostenibilità
Guardando al futuro, Mitja Gialuz sottolinea la necessità di continuare a pensare alla vela come uno sport sempre più sfaccettato, con tante diverse specialità.
“La Barcolana deve rimanere inclusiva, tenendo insieme tutto lo sport della vela, incluso il parasailing”, un’area su cui si sta investendo molto. L’obiettivo è ambizioso: portare il para sailing alle Paralimpiadi, perché “la vela è uno sport per definizione inclusivo ed è scandaloso che non sia all’interno delle Paralimpiadi”.
Il tema di quest’anno, “dove la passione incontra il mare”, riflette questa visione di incontro e generazione di energie positive. La sfida è innovare costantemente, integrando nuove tecnologie e pratiche sostenibili, mantenendo vicine le nuove forme di partecipazione e quelle più tradizionali, sempre nel rispetto dei capisaldi che hanno reso la Barcolana unica: “unica partenza, tutti assieme in questa grande festa del mare, con professionisti e amatori, barche veloci, competitive e barche da crociera. Importante è essere presenti”.
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