Coppa America: il nuovo Protocollo fa male alla Vecchia Brocca?

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La firma del Protocollo presso il Royal New Zealand Yacht Squadron

Verrebbe da dire che l’elefante ha partorito il topolino. A 10 mesi dalla conclusione della scorsa Coppa America il defender Emirates Team New Zealand ha pubblicato il Protocollo della Coppa America 2027 che si svolgerà a Napoli, ci sono tante novità ma alcune delle quali sembrano convincere poco e cozzare con la storia del Trofeo.

Coppa America, il Protocollo è la resa di Dalton?

Alla fine Grant Dalton, il grande capo di Team New Zealand e burattinaio della Coppa, sembra avere ceduto su quasi tutta la linea. Cade, o quanto meno viene enormemente ridimensionata, la regola sulla nazionalità: su 5 componenti dell’equipaggio solo 3 dovranno avere la stessa nazionalità dello Yacht Club del team, potranno esserci due stranieri senza vincoli. Ciò significa chiaramente una cosa: Peter Burling potrà essere a bordo di Luna Rossa. In che ruolo? Lo scopriremo, ma come negare il timone a un fenomeno come il kiwi? Ci sentiamo di ipotizzare che Ruggero Tita e Marco Gradoni non saranno entusiasti di questa novità.

Con un Challenge of Record, Athena di Ben Ainslie, pesantemente a corto di budget, Dalton cede (ma qui probabilmente lo fa volentieri) su un altro punto: a Napoli saranno usati gli stessi AC75 della scorsa edizione. Probabilmente verranno concessi degli aggiornamenti e modifiche, vedremo in che percentuale, ma i team non potranno costruire barche nuove. Potranno farlo solo eventuali (ma chi?) nuovo sfidanti a patto che la nuova barca sia conforme alle regole di classe della scorsa Coppa.
Il non vedere barche nuove “ammazza” una delle peculiarità storiche della Coppa America: il fascino del segreto progettuale, la scoperta degli scafi, le speculazioni sulle performance, insomma il sale della Coppa. Un elemento quest’ultimo che appare decisamente penalizzante e che appiattisce la Coppa sul format di altri eventi, in stile SailGp, che però nulla hanno a che fare con l’iconicità della Vecchia Brocca. Team New Zealand a questo punto sembra potere quindi conservare il vantaggio progettuale mostrato a Barcellona in maniera schiacciante.

Viene introdotto anche un tetto al budget, fissato in 75 milioni di euro per team, un po’ in stile Formula 1 con la differenza che però i team di F1 ogni stagione presentano un auto nuova.

L’intenzione è poi quella di rendere la Coppa un evento biennale, novità questa che potrebbe essere attrattiva per gli sponsor e perché no anche per il pubblico.

Come accennavamo gli equipaggi saranno da 5 persone, senza ciclisti che verranno sostituiti nella produzione di energia da un pacco batterie. Tra i 5 dovrà esserci obbligatoriamente una donna, e questa dovrà essere della nazione dello Yacht Club che presenta la sfida. Ci sarà come sesto uomo un ospite: Vip, influencer, uomo sponsor.

Restano tra i punti fissi la Youth e la Women America’s Cup da disputare con gli AC 40, e sempre con i 40 verranno svolti una serie di eventi preliminari con un calendario ancora da definire ma è lecito aspettarsi che almeno una di queste regate di avvicinamento sarà a Napoli.

Nasce poi America’s Cup Partnership, una sorta di assemblea di tutti gli sfidanti più il defender, che avrà il compito di discutere anche in futuro regole e format delle regate.

In sintesi si tratta certamente di una rivoluzione, difficile dire se in meglio, dato che al momento sembrano prevalere elementi che finiranno per fare somigliare la Coppa America ad altri format già esistenti come il SailGP.
In particolare il non vedere barche nuove nel 2027 sembra indebolire l’unicità del Trofeo. Del resto però Team New Zealand ha perso tanto, troppo, tempo nelle trattative per il Protocollo: costruire una barca nuova entro il 2027 in linea teorica è ancora possibile ma i tempi erano diventati decisamente tirati.

Non poche nubi quindi sul futuro dell’evento più importante del mondo velico. Napoli nel frattempo aspetta, l’augurio è di non vedere in Italia una Coppa in minore.

Mauro Giuffrè

 

 

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