2016. Navigando alla fine del mondo

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Navigando alla fine del mondo

Tratto dal Giornale della Vela del 2016, Anno 42, n. 2, marzo, pag. 48-57.

A bordo del mitico clipper di Sir Robin Knox-Johnston, scoprendo i fiordi segreti di Islanda e Groenlandia. Un mondo dove ogni fiordo è un mondo a parte, un luogo selvaggio che si raggiunge solo in barca.

 

A bordo del mitico clipper di Sir Robin Knox-Johnston, scoprendo i fiordi segreti di Islanda e Groenlandia, insieme a un comandante d’altri tempi che forse, un giorno, deciderà finalmente di navigare “al caldo”.

Se nasci in un luogo chiamato Ísafjörður, sperduto tra i fiordi della costa nordoccidentale dell’Islanda, dove le montagne incontrano l’oceano, non puoi non avere un rapporto particolare con la natura. “Hai ragione”, mi racconta Sigurdur “Siggi” Jonsson, “per me scalare le montagne e magari, nell’arco della stessa giornata, veleggiare, è sempre stata una cosa normale. Il nord Atlantico è la mia casa…”. Barba bionda con sprazzi di bianco, occhi chiari un po’ sognanti, l’immancabile berretto di lana in testa, Sigurdur è un architetto navale con tanto di titolo di Ocean Yachtmaster, che ha navigato nei mari di tutto il mondo. Esattamente dieci anni fa ha unito la sua vita con quella di Aurora Arktika, un clipper di 60 piedi che aveva già navigato a lungo alle alte latitudini, sotto il comando di un nome mitico della vela mondiali, Sir Robin Knox-Johnston. “Sir Robin si trovava a Ísafjörður nell’estate del 2005 insieme ad alcuni amici, diretto verso la Groenlandia. L’idea di acquistare la barca è nata davanti a un pollo al curry e a una birra!”. Si trattava di uno dei modelli che avevano lanciato la Clipper Round the World Race e aveva al suo attivo, quando Siggi ne prese il comando, già quattro giri del mondo. Inizialmente il suo layout prevedeva quindi posti letto, poi ridotti a dodici (comprendendo anche due persone di equipaggio).

 

Sigurdur “Siggi” Jonnson, qui impegnato in un tuffo nelle gelide acque islandesi, dice: “Navigare per me significa essere libero di andare dove voglio, quando voglio, raggiungendo luoghi dove le strade obbligate non esistono”.

 

Una scelta di vita

Ma perché decidere di acquistare una barca di questo genere? “Il mio sogno era già allora quello di vivere facendo scoprire le mie terre nordiche, spesso considerate inospitali, ma assolutamente affascinanti e abitate da persone incredibili”. Chiariamo subito una cosa, non stiamo parlando di crociere, o almeno non nel senso stretto del termine. Nascono infatti una serie di viaggi avventura, tra Islanda e Groenalndia che uniscono una miriade di aspetti diversi: dalla vela allo sci, dall’esplorazione naturalistica a veri e propri safari fotografici nautici, inseguendo balene e foche a zonzo nelle acque che circondano decine di vulcani ormai spenti, eccezion fatta per qualche raro fenomeno geotermale. Fino a spingersi fino all’incredibile isola di Jan Mayen, poco più di un grande scoglio che nei secoli è stato base per baleniere, sede militare contesa tra norvegesi a nazisti, centro meteorologico e oggi abitato da una ventina di persone. Se quello che amate sono il sole e il caldo del mediterraneo, non è questa la navigazione che fa per voi. “Un giorno anche io mi deciderò a navigare al caldo”, continua a raccontarmi Siggi. “Una volta sono andato a navigare nei mari del sud… ma è stato un viaggio tra Ushuaia e la penisola Antartica! In realtà ho navigato anche alle Azzorre e mi è piaciuto molto! Però la mia grande passione rimangono le alte latitudini: navigare tra i ghiacci della Groenlandia nelle infinite notti estive o cercare riparo durante le tempeste dell’inverno islandese. Si prova qualcosa di unico nel vivere a contatto così stretto con la natura, senza nessuno (o almeno con pochissime persone intorno)”.

 

“Alla fine, la vita a bordo di Aurora non è così diversa da quella su qualunque barca”, ci ha raccontato Siggi, il comandante di Aurora. Certo, la birra non può mancare in cambusa, ma noi non siamo certo abituati a gettare l’ancora nei fiordi tra i ghiacci che si sciolgono intorno allo scafo…

 

In barca per… sciare!

Poche persone, ma necessarie per mantenere Aurora sempre efficiente. Un equipaggio composto da ingegneri, biologi, carpentieri, guide alpine, uomini e donne che si alternano a bordo. Una specie di “volontariato” dedicato alla vita marina tra i ghiacci. Se andate a curiosare sul sito www.aurora-arktika.com, scoprirete che nei loro curriculum vengono segnalate le navigazioni “al caldo” come particolarità meritevoli di menzione. Oltre a crociere studio per biologi e appassionati dell’ecosistema marino, quelle organizzate dall’equipaggio di Aurora Arktika sono tra le più ricercate dagli appassionati di… sci! Non è un refuso, anzi. Soprattutto le coste dell’Islanda sono il luogo ideale per gli amanti dello sci alpinismo, che qui possono vivere l’emozione di discese… a bordo mare! Il punto di partenza obbligato per la crociera in barca è Ísafjörður, raggiungibile in aereo da Reykjavík. La capitale dell’Islanda è collegata da diverse compagnie aeree, in genere con uno scalo. Sono da prevedere due pernottamenti a Reykjavík e a volte uno a Ísafjörður. Per quanto riguarda i prezzi, indicativamente un viaggio di questo tipo costa 1.800 euro inclusi i pernottamenti in barca con skipper e pensione completa (eccezion fatta per l’alcool, che non rientra nella cambusa di base…). Ma come si svolge la vita su una barca pensata per le alte altitudini? “Non è così diversa da quella cui che si svolge a bordo di qualunque imbarcazione, forse eccezion fatta per la quantità di calorie che dobbiamo essere capaci di ingerire ogni giorno. Con temperature che durante l’inverno non superano mai lo zero diventa fondamentale. La nostra barca era già ben attrezzata, ma per aumentare la sicurezza abbiamo lavorato molto sui rinforzi dello scafo, oltre a decidere di installare a bordo una piccola ‘officina’. Per la maggior parte del tempo infatti navighiamo in aree dove trovare un ricambio sarebbe impossibile”.

 

Aurora, la barca di Sigurdur “Siggi” Jonnson, in navigazione in Groenlandia.

 

Là dove il mondo finisce

In effetti, provate per esempio a cercare sulla mappa la penisola di Hornstrandir: un doppio pettine immerso nel Mare di Groenlandia fino a sfiorare il Circolo Polare Artico. Ogni fiordo è un mondo a parte, i panorami si susseguono cambiando di volta in volta, un mondo unico e sempre diverso. Un mondo che nasconde un unico grande pericolo, quello della nebbia. Già, la nebbia, che a queste latitudini arriva improvvisamente, densa e fitta, capace di rimanere giorni e giorni, nascondendo tutto alla vista. Un luogo selvaggio e unico al mondo, tanto che l’ultimo insediamento umano qui è stato abbandonato oltre sessant’anni fa. Oggi, per arrivarci, ci vuole proprio una barca…

 

Un momento di relax a bordo di Aurora.

 

Una barca, quattro giri del mondo

Aurora, la barca di Sigurdur “Siggi” Jonnson, è un clipper di sessanta piedi con una storia gloriosa. Si tratta infatti di uno dei primi modelli voluti da Sir Robin Knox-Johnston per la sua Clipper Round the World Race. Anzi, è proprio l’esemplare del quale il mitico marinaio inglese era al comando (ai tempi si chiamava Antiope), acquistato dall’odierno comandante nel 2005 e rimesso in acqua dopo una serie di lavori l’anno successivo. Rispetto al progetto originario, sono stati diminuiti i posti letto per aumentare il comfort a bordo, in previsione del noleggio: inizialmente erano previste quindici persone di equipaggio, mentre ora Aurora (questo il nome odierno della barca) può ospitare dodici persone, di cui due d’equipaggio. Le dotazioni di sicurezza imbarcate sono molto più numerose rispetto quelle cui siamo abituati, perché seguono il rigoroso regolamento islandese.

 

Nelle foto, Sigurdur “Siggi” Jonnson e alcuni momenti di vita a bordo di Aurora.

di Alessandro de Angelis


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