1975. La Giraglia, se volevi essere un vero velista non potevi non esserci

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Giraglia: vinta da Tarantella una regata fulmine

Tratto dal Giornale della Vela del 1975, Anno 1, n. 2, agosto, pag. 4-7.

Equipaggi familiari agguerritissimi, barche di ogni genere e dimensione, 243 miglia tra Italia e Francia. In quegli anni nasce il mito della regata della Giraglia. Che resiste ancora.

 

 

Quando, a Tolone, nella notte fra venerdì e sabato 11 luglio, dopo un giorno e mezzo di regata, arrivarono i primi yacht, praticamente nessuno era ad attenderli. La Giraglia ha abituato a lunghe attese di barche con gli equipaggi distrutti dal caldo della bonaccia dopo almeno tre giorni di mare. Quest’anno, invece, un forte vento ha accompagnato tutta la regata con punte anche talmente violente da spezzare alberi e mettere in difficoltà gli equipaggi meno affiatati. Una vera regata d’altura, dunque, con la Giraglia doppiata durante la prima notte dopo un’entusiasmante galoppata sotto spi e poi una lunga bolina verso la costa francese, le isole e Tolone. Tecnicamente una regata lineare, senza astuzie: le barche migliori e gli equipaggi più attenti ai cambi di vela e alla rotta hanno prevalso. Il Tarantella, uno yacht non più giovane, ma sempre bellissimo con il suo prezioso color legno, ha fatto una corsa di estrema regolarità: è arrivato in Giraglia dietro al Phantom e al Benbow (i due grossissimi), al Chaplin e all’Enteara; nel girare l’isolotto ha superato il Nita, poi l’Enteara, poi si è persa il Chaplin ed è filata a Tolone mentre il Panthom spezzava l’albero.

 

A sinistra, il Moby Dick, di proprietà di Renato Bortolotti, medico e collaboratore scientifico de Il Giornale della Vela. A destra, il Phantom, con il suo evocativo spinnaker.

 

Correre il più veloci possibile

Il suo nuovo gioco di vele molto pesante gli è stato utilissimo con quel tempo. Nei «seconda» sempre in testa, invece, il Moby Dick sin dalla partenza. Una corsa regolarissima, invano insidiata dal sempre ottimo Dida III, dal Recluta, dal Caligù VII e dal Koala. Nei «terza», sorpresa per la sconfitta di Gambare, anche se il successo di Max Boris con il Sumbra non era in partenza da escludere. Comunque, anche qui i migliori fra i primi. Come nei «quarta», «quinta» e «sesta», così come dicono le classifiche. E come del resto non poteva che essere, con una regata così semplice, dove non era possibile scegliere una tattica particolare, ma occorreva correre il più veloci possibile sulla rotta prestabilita. Unica variante si poteva avere alle isole francesi, dove c’era la solita scelta se passare per fuori o sfilare nel canale. Possiamo dire che nessuno ha vinto o perso perché è stato fuori o dentro le isole. Nessuno può dare merito o colpa all’una o all’altra rotta.

 

A sinistra Giulio Belloni, timoniere del Tarantella. A destra, un momento della regata.

 

Resiste il record di Stella Polare

Per una Giraglia bellissima, vi è dunque poco da dire sulle tattiche. Capita raramente che le classifiche la spieghino totalmente come è accaduto quest’anno. Il vento – classe per classe – è stato uguale per tutti. Dal punto di vista della presenza si può rilevare che le barche erano dello scorso anno e che di barche nuove ve n’erano, oltre a tutto, pochine. E nessun «mostro». L’unico, forse, il Phantom, ha spezzato l’albero ed è rimasto una curiosità. Non gli fosse accaduto questo brutto incidente si può ben dire che avrebbe battuto il record della corsa che appartiene invece ancora alla Stella Polare della Marina Militare, ma sul percorso inverso. Sull’organizzazione, due parole, diremmo modesta a ToIone con i soliti mille ritardi, rigorosa a Sanremo quella dello YCI, con Lagorio Serra e Savio il testa. Due appunti per chiudere. Primo: l’unica cosa inutile della regata è stata quella dei «sesta» costa, costa e costa, senza allargarsi sulla Giraglia. Poche barche e poco entusiasmo. A che pro, quindi una regata così? Secondo: i giornali quotidiani hanno anche quest’anno amato poco la più prestigiosa regata del Mediterraneo, sbagliando tutto, nomi e classifiche. Perché, allora, non tacciono?

di Mario Oriani


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