2021. Ushuaia, dove il Covid non esiste

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Dove il Covid non esiste

Tratto dal Giornale della Vela del 2021, Anno 47, n. 1, febbraio, pag. 62-67.

Ushuaia, la città più a sud del mondo, è stato il punto di partenza dello straordinario viaggio della storica nave Bark Europa in piena pandemia Covid. 10.000 miglia a vela dall’Argentina all’Olanda, mentre a terra imperversava il virus maligno.

Ushuaia, la città più a sud del mondo, è stata il punto di partenza dello straordinario viaggio in mare intrapreso dalla storica nave Bark Europa: 10.000 miglia dall’Argentina all’Olanda, mentre a terra imperversava il Covid.

A causa della pandemia da COVID-19, lo storico brigantino in acciaio Bark Europa (varato in Germania nel 1911 come nave faro, funzione che ha ricoperto fino al 1977, prima di rinascere come tre alberi nel 1994) si è ritrovato bloccato nel porto di Ushuaia. La pittoresca città situata nella parte meridionale della Tierra del Fuego in Argentina che, spesso descritta come la fine del mondo e il principio di tutto, rappresenta normalmente il porto da cui il Bark Europa intraprende la sua rotta verso l’Antartide, così come per altre navi passeggeri dirette verso la maestosa landa selvaggia del Grande Continente Bianco. Ma sappiamo bene che, ai tempi del Coronavirus, il concetto di normalità è divenuto piuttosto aleatorio. E così, a causa delle misure di sicurezza, l’equipaggio dello storico veliero a tre alberi si è ritrovato bloccato nel porto di Ushuaia.

 

Un viaggio che sa di antico

Prima che il capitano olandese Eric Kesteloo e il suo equipaggio formato da diciotto uomini e una donna decidessero di fare ritorno al porto di Scheveningen, nei Paesi Bassi. Uno straordinario viaggio sull’oceano di oltre 10.000 miglia, con la sola propulsione offerta dalle ventiquattro vele di bordo. Un viaggio del genere, senza scali né soste di alcun tipo, non veniva intrapreso dai tempi dei primi motori a vapore e quindi dall’inizio del diciannovesimo secolo. Il mio lavoro di giornalista nautico mi ha portato a navigare più volte i Sette Mari a bordo di grandi e storiche imbarcazioni a vela. Non può certo dirsi un mestiere facile, è un continuo susseguirsi di decisioni in merito all’armo e alla rotta da seguire. Gli interventi di manutenzione sono un ciclo infinito. Le vele devono essere issate, regolate, ammainate e avvolte, le drizze devono essere manovrate con cura, le cime devono essere opportunamente annodate o messe in tensione. Le manovre devono essere periodicamente controllate e, se necessario, bisogna anche provvedere a sostituire le componenti ormai usurate. C’è poi tutta la parte inerente l’ingrassaggio degli alberi, il controllo delle giunture e tutta una serie di operazioni di manutenzione. I telai delle porte e le varie componenti in legno devono essere periodicamente carteggiate, la ruggine deve essere rimossa, per non parlare dei turni di guardia a bordo. Vi lascio immaginare cosa significhi dormire solo quattro ore a settimana. è veramente dura. Persino per i navigatori più esperti come l’equipaggio del capitano Kesteloo.

 

 

La dura vita del marinaio

Ho navigato qualche tempo a fa a bordo della Bark Europa, attraversando il Passaggio di Drake, considerato uno dei tratti di mare più pericolosi al mondo, per raggiungere l’Antartide proprio dal porto di Ushuaia e proprio come il fotografo Frits Meyst (sue le foto che corredano l’articolo). Di seguito, un estratto del mio resoconto di allora: “La nave geme quando le onde colpiscono il ponte. Il vento infuria tra le manovre a 60 nodi e mi aggancio al timone. 60 nodi, o 11 sulla scala di Beaufort. Siamo proprio di fronte a quella che Beaufort chiama una tempesta violenta. Eppure per il Canale del Passaggio di Drake, le condizioni possono dirsi più che buone. Sono al timone dell’Europa, una nave equipaggiata con tre alberi e ben 24 vele. Oggi solo poche vele sono issate, ma stiamo ancora attraversando l’oceano in tempesta a una velocità massima di 11 nodi”. Ho visto la rabbia schiumosa che può imperversare sugli oceani. Con i venti che sferzano le onde e le trasformano in muri d’acqua. Nettuno è un dio stravagante. Un mare, piatto come uno specchio, scintillante di sfumature oro e argento, può trasformarsi in agitate montagne acquose e nere in pochi minuti. Il viaggio che il capitano Kesteloo e il suo equipaggio hanno deciso di intraprendere non è come andare in slittino nel lago nel parco. Inoltre, potrebbe non essere mai stato fatto prima. La totale assenza di scali e soste tecniche, normalmente effettuate dalle navi in rotta dall’Europa all’estremità Sud dell’Argentina, è ciò che rende realmente unica questa traversata di oltre 10.000 miglia. Quello che l’equipaggio dell’Europa ha dovuto affrontare è un continuo braccio di ferro con Nettuno. Per quanto i membri dell’equipaggio fossero dei navigatori esperti, adeguatamente supportati da un’attrezzatura eccellente, il pericolo è sempre stato in agguato.

 

 

L’ultima tempesta

Bark Europe è salpata alla fine di marzo scorso: ipotizzando una velocità costante di 5 nodi, ci sarebbero voluti due mesi e mezzo. Alla fine di aprile, l’equipaggio era bloccato a 21° di latitudine. “Aspettiamo con impazienza che il vento si alzi per poter ripartire”, dicevano. “È imprevedibile, il parco giochi di Nettuno, con le sue acque scure e profonde e i venti che le sferzano. Ma a volte la navigazione a vela è anche semplicemente noiosa. La Bark Europe si avvicina alla Zona di Convergenza Intertropicale, una zona ben nota ai navigatori per il suo tempo monotono e l’assenza di vento”. Poi, una serie di tempeste, l’ultima quella del 13 giugno, in NordAtlantico: “Il Nordatlantico ci sottopone a un’ultima prova prima di raggiungere la nostra destinazione”, scrive Maria Intxaustegi, membro dell’equipaggio. “Mentre ci avviciniamo alla Manica, ci siamo trovati nel bel mezzo di un vortice di bassa pressione. Siamo tutti salati e bagnati. I vestiti si rifiutano di asciugarsi. Le jackline sono sistemate sul ponte e tutti indossiamo le nostre imbracature. Il mare è molto più agitato di qualsiasi cosa io abbia sperimentato sul il Passaggio di Drake nel corso di questa stagione antartica. Piove e le onde si infrangono regolarmente sul ponte. Il vento stride, soffia con una velocità di 40 nodi, con raffiche fino a 50. La nave oscilla e sbanda mentre combatte con le onde. Un’onda irregolare occasionale colpisce lo scafo con un grande botto, facendola tremare. Ancora. Europa profuma di casa e noi stiamo volando nel vento”.

 

Un momento particolarmente impegnetivo a bordo di Bark Europa in navigazione nel passaggio di Drake, con il vento che arrivava a 45 nodi. Condizioni “normali” in quel luogo.

 

L’arrivo in Olanda

Il 16 giugno, la Bark Europe naviga verso il porto di Scheveningen, Paesi Bassi. In ottantadue giorni, la nave e il suo equipaggio hanno coperto, senza danni, oltre diecimila miglia nautiche. Senza alcuno scalo. Non male per una vecchia signora… “è stata un’esperienza straordinaria e sconvolgente per molti di noi”, ha detto il capitano Eric Kesteloo. “Siamo felici di rivedere le nostre famiglie. Aspettavamo questo momento da oltre 3 mesi, a causa della situazione che sta scuotendo il nostro mondo. Ci vorranno ancora un paio di giorni prima che la maggior parte di noi torni a casa, ma le nostre famiglie e i nostri cari possono essere certi che siamo tutti sani e al sicuro”.

di Marco Barneveld, foto di Frits Meyst (wideoyster.com)


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