Zadro Sails: la storia della più antica veleria d’Italia
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In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.
In questa puntata, vi portiamo alla scoperta delle ultime novità di Zadro Sails, una delle velerie più antiche che ci siano in Italia.
Una veleria storica

La sua longevità è la testimonianza di una resilienza intrinseca e di una capacità di adattamento che ha saputo navigare attraverso guerre, rivoluzioni tecnologiche e cambiamenti di mercato, mantenendo sempre la rotta verso il “puro piacere di navigare”.
L’intuizione del nonno
La storia inizia a Trieste nel 1917 con Ernesto Zadro. Lavorando per navi commerciali, Ernesto intuì il potenziale del diporto, dedicandosi esclusivamente alla realizzazione di vele per yacht. Questa “missione” divenne il pilastro aziendale, mai tradito, salvo una vela realizzata per l’Amerigo Vespucci.
Erano gli anni in cui la nobiltà triestina trasformava le classiche barche dei pescatori in yacht a vela. Aldo Zadro, nipote di Ernesto e memoria storica della veleria, ci racconta un aneddoto particolare: poco prima della Seconda Guerra Mondiale, suo nonno Ernesto e suo padre Ernesto Jr. dovevano consegnare delle vele al Duca d’Aosta, che allora abitava al Castello Miramare. Quando arrivarono ad attenderli c’era un uomo in maniche di camicia, a cui chiesero una mano per scaricare. Un lavoraccio, le vele in cotone erano pesantissime. L’uomo li aiutò di buon grado, fino a quando non arrivò quello che doveva essere il maggiordomo del Duca. “Sua Altezza, ma perché sta sudando a scaricare vele?”. Il nonno e papà volevano sotterrarsi di vergogna: l’uomo in maniche di camicia era proprio il Duca! Il quale, molto signorilmente, replicò al maggiordomo che quelle vele le aveva ordinate lui ed era giusto aiutare.
Una produzione che si adatta
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’azienda affrontò un momento difficile, anche per la morte del fondatore Ernesto (1940).
Ernesto Jr. si ritrovò a capo dell’azienda, con un’intera famiglia da mantenere. La sua conoscenza del tedesco fu cruciale: convinse le truppe di occupazione a non requisire le macchine, producendo teloni per camion e salvando l’attività. Nel dopoguerra, la veleria tornò alla sua vocazione.
Ernesto Jr. coltivò una rete di timonieri famosi e supportò imprese audaci, come la fornitura di vele agli Argonauti irredentisti: da Trieste a Buenos Aires a bordo di una scialuppa di salvataggio (1948).
Gli anni ‘60 furono segnati dall’introduzione del Dacron, che sostituì il cotone, riducendo i costi e aiutando a rendere la vela uno sport “popolare”. Le macchine elettriche modernizzarono la produzione. La conoscenza del tedesco di Ernesto Jr. attrasse clienti dal Nord Europa (oggi 30% del fatturato, più America Latina e USA).
Il 1981 fu un anno cruciale: Aldo prese il timone e la Veleria Zadro fu la prima in Italia a sperimentare i laminati (Mylar/Kevlar). Gli anni ‘80 e ‘90 videro l’informatizzazione. Aldo riconosce che il computer ha permesso “vele di qualità migliore”, ma avverte: “senza esperienza non si va da nessuna parte!”.
La filosofia Zadro è sempre stata la versatilità e la personalizzazione. “Non ci siamo mai specializzati in un ambito… Abbiamo sempre cercato di realizzare vele per tutti”, racconta Aldo. Questa scelta ha portato a numerosi successi sportivi, con un centinaio di titoli in svariate classi in Europa, e collaborazioni con progetti iconici come l’Emeraude, un Frers in alluminio vincitore per quattro anni del circuito di vele d’epoca Panerai. La veleria da sempre preferisce il rapporto diretto con l’armatore, garantendo un alto grado di attenzione e personalizzazione.
Guardando al futuro

ha saputo abbracciare nuovi materiali, come le vele in membrana, e le nuove tecnologie, perfezionandosi e continuando ad innovare in oltre un secolo di storia
Oggi il testimone è passato alla quarta generazione: Federico Coloni, nipote di Aldo. “Un passaggio dolce frutto di un percorso trentennale di Federico in veleria”, sottolinea Aldo, che oggi continua a divertirsi “dando una mano, quando serve”. Il futuro ora è nelle mani di Federico, ma con visione strategica condivisa.
Il trasferimento a Torviscosa (Udine) perché l’azienda necessitava di capannoni più grandi e una maggiore vicinanza all’autostrada risponde alle esigenze moderne, di una veleria che continua a crescere.
La produzione è computerizzata, con Federico che introduce soluzioni innovative.
Guardando alla sostenibilità, infine, la veleria di fatto “dipende dai produttori di tessuto”, racconta Aldo, “ma abbiamo già testato una vela realizzata con materiali riciclati per un cliente italiano. È il nostro banco prova per il futuro”.
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