1975: Questo motoscafo è una barca a vela
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Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.
Questo motoscafo è una barca a vela
Tratto dal Giornale della Vela del 1975, Anno 1. n. 05, novembre, pag. 42/43.
Prima dei foil raggiungere i 40 nodi a vela sembrava impossibile. Eppure una barca che navigava solo mure a dritta ci riuscì. Era il Crossbow, allora sembra un mostro.
Trentuno virgola ventiquattro nodi. Cioè sessantuno virgola ottocentocinquantacincque chilometri all’ora. Sul mare, è la velocità di un incrociatore, o di un motoscafo. Dal 3 ottobre scorso è anche la velocità di una barca a vela. L’ha raggiunta il Crossbow, il «mostro» inglese non nuovo a imprese del genere, durante la Settimana di prove di velocità pura organizzata dalla RYA con il patrocinio della John Player Special a Weymouth, con base, come di consueto, al Castle Cowe Sailing Club. Il Crossbow, che già deteneva il record, ottenuto nella Settimana del 1973 con 29,3 nodi, è «volato» a 31,09 nel quarto giorno di prove (in effetti nel terzo, il primo essendo stato annullato per troppo vento) e a 31,24 nel sesto. Poiché però il regolamento della Settimana prevede che, per essere omologato, il record deve essere migliorato di almeno il 20 per cento, così il primato ufficiale del Crossbow rimarrà 31,09. Va aggiunto che in realtà, essendo questa velocità ottenuta su una base misurata di 500 metri, le punte massime raggiunte dal Crossbow hanno sfiorato i 40 nodi, velocità che in effetti questa barca è in grado di raggiungere anche se non di mantenere a lungo. La Settimana è stata quest’anno anche più interessante che in passato, sia per i risultati ottenuti sia per l’affluenza di imbarcazioni, di parecchio superiore agli scorsi anni. Pochi, a parte il Crossbow, i «mostri» e pochissime le barche «strane», mentre le barche di serie hanno ottenuto risultati di tutto rispetto e si sono imposte in alcune classi. La divisione in classi teneva conto solamente della superfice velica delle imbarcazioni ed era così articolata: 1) Fino a 10 mq 2) Fino a 13,94 mq 3) Fino a 21,84 mq, 4) Fino a 27,88 mq 6, 5) Open.
FINO A 10 mq
Cormorant: trimarano con uno scafo centrale e due piccolissimi bilancieri, invelato con una randa di 9,43 mq, condotto dal suo progettista Alan Eckford. La barca non ha ottenuto risultati di rilievo per la sua concezione un po’ troppo semplicistica.
Veleno: una delle due barche italiane in gara, derivato da un Pro 42 di serie, alleggerito. Ha raggiunto la velocità di 8,7 nodi timonata da Paolo Orlandini, ma purtroppo la sfortuna si è accanita sull’imbarcazione, che il terzo giorno di prove ha subito danni irreparabili a causa di un colpo di mare e si è dovuta ritirare. Boreas: è la barca vincitrice di classe con 14,1 nodi. E’ stata costruita con due scafi di Unicorn equipaggiati con una vela a forma di trapezio isoscele con la base maggiore inferita nell’albero. Credo sia da sottolineare l’ottima messa a punto trovata per questa barca, che è stata anche favorita, rispetto alle altre, per il fatto che il suo proprietario abita a Weymouth e quindi può allenarsi regolarmente sul campo di gara.
Exoplane: realizzato in Francia, è la barca più strana vista quest’anno in gara; no ha ottenuto risultati rilevanti a causa di alcuni difetti di progettazione. E’ costituito da due scafi in alluminio, uno di 4,90 m e l’altro di 3,10 m. Lo scafo più piccolo porta una struttura posta obliquamente, atta a sostenere la vela di forma romboidale, che si regola con una rotazione sul proprio asse centrale. Sugli scafi sono montati degli hydrofoils, che però non riescono ad alzare la barca e quindi sono assolutamente inutili e, anzi, frenano la barca.
Keeek: è la rielaborazione di una barca che ha corso l’anno scorso sotto il nome di Kelek. Consiste in uno scafo centrale di Tornado con due bilancieri pneumatici, ed è invelata con randa steccata e fiocco. Ho ottenuto il secondo miglior tempo nella classe con 13,7 nodi. Rispetto allo scorso anno, la barca è stata modificata sostituendo lo scafo centrale, che aveva una carena planante, con lo scafo di Tornado, che invece ha una carena solcante, e spostando verso poppa il centro velico. Credo che con uno studio un po’ più approfondito della velatura la barca possa rendere maggiormente; considerato che la superficie immersa degli scafi è minima e quindi l’attrito offerto all’acqua è molto ridotto, il che permette all’imbarcazione una maggiore velocità.
Miss Boshman: una «barca» che non è riuscita a compiere nemmeno un passaggio a causa della sua delicatezza. E’ stata costruita da una classe di studenti di un liceo inglese e progettata da un ingegnere che vi insegna matematica. A causa della sua costituzione prettamente artigianale, non è riuscita ad arrivare intera nemmeno sul campo di gara. Sarebbe stato interessante vedere questa imbarcazione in azione per constatare il funzionamento della soluzione velica che era stata adottata dal suo progettista. La barca consiste in una canoa, alla quale sono stati posti lateralmente due bilancieri, due ali rigide poste verticalmente con un timoncino direzionale montato in orizzontale e fissato dietro alle ali; il tutto è portato da un albero girevole, che permette di variare l’angolo di incidenza del vento sulle ali rigide.
Bluey: è un’imbarcazione perfetta dal punto di vista estetico, ma non altrettanto come rendimento. E’ stato costruito utilizzando due scafi di Australis e invelato con un albero a profilo alare con una piccolissima vela staccata inferita posteriormente, che ha la funzione di offrire al vento un bordo d’uscita piuttosto chiuso, con mure sia a dritta sia a sinistra. La velocità realizzata da questo scafo è stata di 12,4 nodi e questo è da imputarsi a una messa a punto fatta un po’ a spanne e all’eccessivo peso della barca, dovuto al fatto che gli scafi sono di serie.
FINO A 13,94 mq
May Fly: credo che l’unica definizione che si possa dare a questa imbarcazione sia «barca-gioiello». Progettato da P. Hansford, questo catamarano ha vinto nella sua classe e ha realizzato il secondo miglior tempo assoluto con 19,4 nodi. Gli scafi sono costruiti in compensato marino di 3 mm di spessore; la barca è invelata con una randa steccata di 13,90 mq e pesa, completamente armata, 90 kg. Ai lati del traversino di prua e al posto del timone (unico centrale). sono fissati hydrofolis studiati e realizzati alla perfezione, che permettono alla barca di uscire completamente dall’acqua quando è in assetto di marcia; per questo motivo, oltre che per la sua eccezionale messa a punto, il May Fly condotto da A. Grogono ha potuto raggiungere i 19,4 nodi.
Smile Again: è l’altra imbarcazione italiana che ha corso quest’anno a Weymouth. La barca è un Mattia di Contreas di serie, al quale è stato aggiunto un trapezio per il timoniere. Si è classificato secondo nella propria categoria, portato dall’equipaggio Errera-Guidi di Bagno. Il Mattia ha superato cinque scuffie di prua, dovute ad alcuni ingavonamenti con vento forza 8 a causa della scarsità di peso dell’equipaggio (pesavamo 110 kg in due…).
Tandem: è una Windsurfing con due vele e due persone di equipaggio. Sarà interessante vedere questa barca in azione l’anno prossimo, equipaggiata con hydrofoils.

FINO A 21,84 mq
Tornacious: è un normalissimo Tornado che ha raggiunto i 16,8 nodi. E’ strano che un Tornado non sia riuscito a superare questa velocità, quando è risaputo che raggiunge facilmente i 20 nodi.
Orlando: è un Thai 4 di serie al quale sono stati applicati hydrofoils al traversino di prua. La barca aveva vinto nella classe lo scorso anno, ma, a causa dell’impatto con un fondale basso, che ha divelto sia le alette sia i timoni, non ha potuto replicare il successo quest’anno.
Minoi II: è la quarta barca non britannica ed è anche uno dei due soli monoscafi visti in gara. La barca è stata realizzata utilizzando uno scafo di 470, al quale è stato fissato un ponte passante per la mastra; all’estremità si trovano alette ad incidenza variabile che lo sollevano completamente dall’acqua. La velatura è stata modificata rispetto a quella del 470 di serie con la quale il Minoi ha corso l’anno scorso; la randa è stata infatti maggiorata e completamente steccata, mentre il fiocco è rimasto tale e quale.
Hobie Cat 16: vincitrice di classe con 16,9 nodi. Questo catamarano, un Hobie 16 strettamente di serie, ha compiuto una grossa impresa, imponendosi a barche costruite appositamente per correre a Weymout. Gli è riuscito per merito della particolare forma dei suoi scafi che, avendo le prue curvate verso l’alto, gli permettono di evitare gli ingavonamenti che sono stati il grosso problema di tutte le barche inferiori ai 6-7 metri.
Miss Strand Glass: è un Tornado con alette a incidenza variabile. Nessun risultato di interesse a causa della erronea progettazione degli hydrofoils.
FINO A 27,88 mq
Watergate: è uno Scow di 6 m con randa di Tornado e un grosso fiocco.
Stampede of Cowes: catamarano cabinato di 10,5 m, vincitore di classe. Era armato con una tormentina e una randa per rientrare nei limiti di superficie velica.
OPEN
Malcolm Miller e Winston Churchill: sono due navi scuola gemelle, armate con 3 alberi che portano 2 vele quadre, una randa e 3 fiocchi.
Crossbow: è un Proa con lo scafo principale di 16 m, sul quale è posto l’albero, e un bilancere di 6,80 m sotto il quale è fissato un hydrofoil. L’equipaggio è di 4-5 persone a seconda dell’intensità del vento. L’imbarcazione, che può viaggiare solamente con mure a dritta, è invelata con una randa di 47,8 m e un fiocco di 26,3. Lo comanda T.J. Colman mediante un volante che aziona un timoncino direzionale posto sullo scafo principale e che permette solamente una correzione della rotta di qualche grado. E’ una barca con un’accelerazione impressionante: sotto raffica, in pochi metri può raggiungere, come ho detto, i 40 nodi.
di Luca Errera
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