1998. Per una crociera indimenticabile non fate questi errori
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.
Per una crociera indimenticabile non fate questi errori
Tratto dal Giornale della Vela del 1998, Anno 24, n. 07, agosto, pag. 42/47.
Leonardo Zuccaro vi guida ai 60 errori che non bisogna mai fare in crociera per non incorrere nel “fatale errore”. Dai più scontati a quelli che non conoscete. Una guida intramontabile di un grande conoscitore di barche, galateo, navigazioni.
Sognate una crociera serena e priva di guai? Ecco 60 errori che non dovrete commettere… mai!
Sarà pur vero che sbagliando s’impara, ma in barca certi errori è bene non commetterli mai. Per motivi di sicurezza, innanzitutto, ma anche per un doveroso rispetto del mare, delle imbarcazioni che si incrociano e non ultimo, degli ospiti, bisogna attenersi a precise regole di comportamento e di manovra, e a rigorose norme d’uso degli impianti di bordo. In mare sono proprio le piccole disattenzioni, apparentemente insignificanti, a provocare i danni più grossi o a minare la serena convivenza dell’equipaggio. In queste pagine vi abbiamo preparato un elenco degli errori da evitare tassativamente. Di certo i più scontati, ma non per questo i meno frequenti. Per chi già li conosce (e ci auguriamo siano tanti), sarà un occasione per un ripasso pre-crociera.
LAVAGGIO DELLA BARCA
Lavare la coperta senza tener conto delle barche vicine. Basta un oblò o un passo d’uomo aperto per fare danni inimmaginabili. Quali? Per esempio, bagnare il quadro elettrico o la strumentazione elettronica.
IN TOILETTE
Buttare nel wc cotone, scottex, assorbenti o una quantità eccessiva di carta igienica. Il rischio di intasare la pompa o le tubazioni è sempre in agguato. E le conseguenze sono tutt’altro che piacevoli.
ACQUA DOLCE
Usare l’acqua tenendo il rubinetto sempre aperto. Che sia per una doccia o per lavarsi i denti, l’acqua va usata con estrema parsimonia, aprendo e chiudendo il rubinetto. E per i piatti, bisogna imparare a servirsi dell’acqua di mare. Bere l’acqua dei serbatoi. Anche se il vostro serbatoio è pulito e disinfettato, l’acqua della banchina non sempre è potabile.
ACQUA DI MARE
Scendere sottocoperta bagnati di acqua di mare. E sedersi in dinette. Col risultato che quel cuscino continuerà ad attirare l’umidità fin quando non sarà lavato con acqua dolce.
PRESE A MARE
Dimenticare le prese a mare del wc aperte. Se la tazza si trova sotto la linea di galleggiamento si può verificare l’effetto sifone: in pratica, l’acqua di mare percorre la strada inversa e finisce per allagare gli interni. Talvolta succede anche se la tazza è poco al di sopra del galleggiamento. Pertanto, è sempre meglio chiudere le saracinesche. Oppure installare le apposite valvole antisifone.
OBLÒ APERTI
Dimenticare un oblò a murata aperto navigando con mare formato. Nella migliore delle ipotesi dormirete sulla cuccetta bagnata: nella peggiore si può affondare (ed è successo). Memo: un membro dell’equipaggio, prima d’iniziare la navigazione, dovrebbe essere responsabile della loro corretta chiusura.
MOTORE
Arrestare il motore senza farlo girare a folle e al minimo per un paio di minuti. Se è dannoso spingere al massimo un motore ancora freddo, altrettanto lo è non permettere al circuito di raffreddamento di riportare la temperatura di esercizio a livelli più bassi. Spegnendo il motore si interrompe il flusso dell’acqua e di conseguenza si dà luogo a un innalzamento repentino della temperatura.
ORMEGGIO IN BANCHINA
Utilizzare mani e piedi per parare l’urto tra la barca e la banchina. I parabordi sono stati inventati per questo scopo, basta solo ricordarsi di tenerne uno a mano pronto all’uso. Passare sulla barca del vicino senza chiedere il permesso. Entrereste a casa di qualcuno senza bussare? Lo stesso vale in barca, dove non chiedere il permesso di salire a bordo equivale a una violazione di domicilio. E, naturalmente, non dimenticate di togliervi le scarpe, transitando possibilmente sulla prua e non in pozzetto. Abbandonare la barca ormeggiata in seconda fila, senza avvertire i vicini. Capita, e spesso, di trovarsi imbottigliati e dover aspettare ore per poter mollare gli ormeggi. Arrivare in un porto affollato alle sette di sera. Riuscire a trovare un buon ancoraggio è praticamente impossibile, ma purtroppo a quel punto diventa difficile assicurarsi anche un buon ancoraggio in baia. Ormeggiare di poppa in banchina su fondale decrescente. Se il bulbo appoggia sul fondo, poco male. Al timone, invece, la cosa non fa per niente bene.
CIME D’ORMEGGIO
Fissare le proprie cime d’ormeggio sopra quelle degli altri. Perché pretendere che siano i vicini d’ormeggio a dover lavorare per la vostra pigrizia? Passare le cime d’ormeggio sopra al pulpito. Tipico errore dei neofiti, solitamente si corregge col tempo e con la santa pazienza dello skipper.
LASCIANDO L’ORMEGGIO IN BANCHINA
Partire dalla banchina senza scollegare il cavo della 220 V e la manichetta dell’acqua. La smania di lasciare l’ormeggio non ha davvero limiti! Inserire la marcia del motore prima di essersi accertati che il corpo morto sia del tutto affondato. È un classico che non passerà mai di moda e che sempre allieterà gli sguardi dei curiosi, per la gioia del sub di bordo in cerca di forti emozioni.
ANCORA E VERRICELLO
Dare fondo all’ancora tenendo i piedi davanti al pozzo della catena. Una delle cause più frequenti di infortunio a bordo. Basta una piccola distrazione o un tiro improvviso dell’ancora per ritrovarsi con la caviglia imprigionata dalla catena. Utilizzare il salpancora elettrico con i motori spenti. Il suo consumo si aggira attorno a 100 Ampere/ora, e senza l’alternatore in funzione ci vuole poco a mettere fuori uso anche una superbatteria. Non fissare la catena sull’anello di ritenuta. Un ritardo con la frizione del verricello e si perdono ancora e catena. L’ultima maglia va sempre fissata allo scafo, possibilmente con uno spezzone di cima in modo da poterla liberare nel caso si debba filare tutta la catena. Partire senza bloccare saldamente l’ancora sul musone. Alla prima onda l’ancora può sollevarsi dal musone, con il rischio di procurare grossi danni allo scafo. Lasciare inserito l’interruttore del salpancora sul quadro elettrico. Talvolta, a causa dell’umidità, la pulsantiera si attiva da sola. Pertanto, terminate le operazioni di ancoraggio, è sempre bene disinserirlo.
ANCORAGGI
Ancorarsi in baia appiccicandosi alle barche vicine. Non è solo questione di privacy, anche se già potrebbe essere una più che valida motivazione, ma soprattutto di sicurezza: non rispettare la distanza di rotazione implica un alto rischio di collisione, in caso di salto del vento. Cosa che succede puntualmente durante la notte, col passaggio dalla brezza di mare a quella di terra. Accendere il generatore (o i motori) di notte. Le ore canoniche per la ricarica delle batterie sono dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 18. Chi ha bisogno di più energia, deve di conseguenza ancorarsi più distante dagli altri. Dare fondo all’ancora sopra quella del vicino. E, aggiungiamo, aspettare che siano gli altri a districare il groviglio. Al contrario, la regola dice che è sempre alla barca che si è ancorata per ultima che spetta il compito di liberarlo. Fissarsi con una cima a terra senza segnalarne la presenza. Della serie: come decapitare l’equipaggio della barca vicina che torna sul tender in piena notte. La soluzione è arcinota: uno o più parabordi legati a metà della cima. Non accendere le luci di fonda. Per risparmiare energia, ci sono sistemi meno rischiosi: ad esempio, una torcia a batteria fissata in prua, o la vecchia ma sempre valida lampada a petrolio. Non dare la seconda ancora quando si prevede vento forte. Farlo nel bel mezzo di un temporale e in piena notte è ben più difficoltoso che all’arrivo in baia. Senza contare che si dormono sonni molto più tranquilli. Tenere l’ancora appennellata fuori dall’acqua. Basta l’onda di un motoscafo che passa a prua, per fare un bel botto sullo scafo. Quando si appennella, l’ancora deve stare per meta dentro l’acqua. E la velocità va di conseguenza ridotta al minimo.
MALTEMPO
Mettersi in navigazione con il barometro che sale rapidamente. Dando per scontato che quando il barometro scende in picchiata è meglio rimanere in porto, molti ancora pensano che il barometro che sale sia indice di bel tempo. E così. ma solo se l’aumento della pressione è lento e graduale. Viceversa, aspettatevi vento molto forte e di conseguenza mare grosso. Dirigere verso il porto con una burrasca in atto. E un riflesso condizionato, ma talvolta è la scelta peggiore che si possa fare. La presenza di bassi fondali rende il moto ondoso più violento sottocosta. E certi porti diventano proprio inaccessibili in determinate condizioni meteo. Le statistiche sugli incidenti e i naufragi dimostrano che spesso è più sicuro restare al largo e attendere la fine della burrasca. Quantomeno va valutata la distanza e il tempo per raggiungere il porto più vicino, nonché consultato il portolano o le guide nautiche, sul suo ingresso con brutto tempo da quella determinata direzione. Non indossare i salvagenti con mare grosso. L’obbligo di averli a bordo esiste, non altrettanto l’abitudine a indossarli, così come per le cinture di sicurezza.
VHF
Chiacchierare con gli amici sul canale 16. Ci sono decine di canali liberi per il cosiddetto traffico barca-barca; possibile che si debba ancora assistere allo scambio di saluti sull’unico dedicato alla sicurezza? Chiamare sul 16 è concesso, ma per poi passare rapidamente su un altro canale. Non rispettare il silenzio radio durante i primi tre minuti di ogni mezz’ora. Poveri operatori radio, costretti a ripetere mille volte al giorno che quel brevissimo intervallo è riservato all’ascolto o al lancio di chiamate di emergenza.
AUTOPILOTA
Credere che il pilota automatico sia dotato di occhio bionico. Lasciare il timone all’autopilota per farsi un caffè è già un’abitudine a rischio. Ma c’è addirittura chi si è appartato in dolce compagnia. Risultato, un morto e due feriti.
BUSSOLA
Appoggiare la torcia vicino alla bussola. Non lamentatevi poi se l’atterraggio non è stato preciso. Ma per deviare sensibilmente la bussola basta un qualsiasi oggetto metallico.
GPS CARTOGRAFICO
Affidare la navigazione al Gps cartografico. I segnali dei satelliti sono soggetti a interruzioni temporanee, specie sotto costa. E così la secca ancora lontana, in realtà è ormai li sotto la prua. Memo: il Gps è utile complemento alle nozioni di carteggio, non è un’alternativa.
BATTERIE
A motore spento. lasciare inserito il parallelo tra la batteria del motore e quella dei servizi. Se si scarica la batteria dei servizi, poco male: basta accendere il motore e procedere alla ricarica. Tenendole in parallelo si rischia di scaricarle entrambe. Pertanto, non appena si spegne il motore, si stacchi lo switch della relativa batteria e il parallelo. Disattivare la chiave di accensione mentre i motori sono accesi. Ai bambini curiosi piace girare tutti i pomelli a portata di mano, ma in questo caso conviene proibirglielo. Salvo che il papà non faccia l’elettrauto.
SALA MACCHINE
Dimenticare un utensile sopra il motore. Nove volte su dieci non succede nulla, ma se una chiave inglese finisce tra le pulegge si ottengono effetti davvero speciali Lavorare sul motore quando è acceso. I pericoli sono svariati. dall’ustionarsi scivolandoci sopra, al restare impigliati con lembo di una manica sulla cinghia di trasmissione.
SCARPE
Salire in barca con le scarpe. Ma noi aggiungiamo anche fratturarsi il mignolino del piede nudo su una bitta. La soluzione è riservare un paio di scarpe all’esclusivo uso di bordo.
SIGARETTE
Fumare mentre si maneggia una vela. Si narra che Poupon abbia dato una manovellata a un amico, incallito fumatore, che gli aveva bucato il genoa. Ma le situazioni a rischio sono molte: all’ancora, per esempio, il tender legato sul fianco è un bersaglio ambito. Occultare di estintori anziché tenerli a vista. Non sarà un oggetto elegante, ma l’estintore nell’armadio è un insulto alle elementari norme di sicurezza. Innanzitutto perché dove si trovi lo sa solo chi ce lo ha messo.
CARBURANTE
Partire con il carburante appena sufficiente. Nel calcolo dei consumi non si tiene conto che il pescante dei serbatoi non è mai sul fondo: basta un po’ di mare al traverso per aspirare aria e arrestare il motore. Si rischia inoltre di intasare il filtro con le impurità concentrate negli ultimi litri di carburante.
IN CUCINA
Mollare gli ormeggi senza rassettare la cucina. E ci riferiamo naturalmente alle cose che possono rompersi cadendo, prime tra tutte le bottiglie appoggiate sul tavolo. Imbarcare gli scatoloni di provviste. Vi chiederete perché sia un errore: primo, rischiate di portare a bordo animali indesiderati (frequentissimi gli scarafaggi). E liberarsene non è per niente facile, anche perché, col caldo, si riproducono a ritmi industriali. Secondo, i cartoni stivati in sentina si bagnano, si frantumano e quindi vanno a intasare i pescanti delle pompe. Non chiudere la valvola del gas quando si è finito di cucinare. Non ci riferiamo al rubinetto solitamente posto in cucina, bensì alla valvola che sta sulla bombola: le fughe di gas spesso avvengono dalle tubazioni, che passano all’interno della barca. Chiudere l’afflusso a valle, ma non a monte, serve a ben poco.
IMMONDIZIA
Scaricare a mare oggetti di plastica o comunque non biodegradabili. Oltre a essere un atto contrario alla tanto sbandierata sensibilità ecologica di chi va per mare, un sacchetto di plastica può occludere l’aspirazione del motore, e un filo da pesca danneggiare seriamente il premistoppa. In entrambi i casi, le avarie che ne derivano interessano non solo l’aspetto economico, ma la sicurezza stessa della navigazione. E poi, fare il bagno in un immondezzaio non fa piacere a nessuno.
IN NAVIGAZIONE
Cassare una drizza senza sventare la vela. Si rischia di rompere il tessile, ma anche di mettere sotto sforzo la puleggia in testa d’albero. Navigare di notte senza organizzare i turni di guardia. All’inizio Della navigazione nessuno vuole andare a dormire. Col risultato che alle due di notte tutti vengono fulminati dal colpo di sonno. Tenere la manovella sul winch in virata. Sia che si molli o che si debba cazzare, la manovella non permette di togliere o dare rapidamente i giri di scotta. Strambare con vento forte senza mollare il vang e recuperare la scotta della randa. Tra le prime cause di rottura del boma e, con gli armi a crocette acquartierate, anche dell’albero
IN COPERTA
Stendersi in coperta con la pelle unta di olio solare. Passi per lo scivolone del prodiere che andava a preparare lo spi, maa la macchia sul ponte in teak.. Lasciare il tendalino armato di notte. Un groppo di vento improvviso e si rischia no solo di romperlo, ma anche di spedare l’ancora. Andare in testa d’albero con una drizza sola. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
TENDER
Allontanarsi con il tender sprovvisto di remi e ancorotto. D’accordo che i moderni fuoribordo sono molto affidabili, ma di canotti in avaria in mezzo al mare capita di vederne più d’uno a stagione. Ma attenzione, la cima dell’ancorotto deve essere lunga almeno 30 metri. E non sarebbe male portarsi appresso anche un Vhf portatile, con cui temersi in contatto con l’imbarcazione. Navigare con il tender al traino. Passi se il tragitto è breve, ma si ricordi che recuperare il gommone a bordo nel bel messo di un improvviso groppo può essere meno facile di quanto si pensi.
VELE
Non coprire la randa con la cappa. È il sole, e non il vento, la principale causa di deterioramento di interi giochi di vele.
PARABORDI
Navigare con i parabordi appese alle fiancate. Costume in uso presso i “contadini del mare”. Oltre al fatto che si possono perdere, non si può certo dire che quei salsicciotti penzolanti siano belli da vedere. In fondo è una delle ultime regole rimaste dell’etichetta marinaresca. Osserviamo almeno questa.
IMPIANTI
Riempire il serbatoio dell’acqua con una manichetta ad alta pressione. Specialmente i serbatoi di Pvc, sia del tipo morbido che rigido, possono scoppiare con facilità. Ma anche se la pressione è normale, conviene evitare di cacciare il tubo troppo in profondità, così da permettere un ulteriore sfiato dell’aria oltre a quello principale. Dimenticare accesa la pompa di sentina. Primo, per il consumo elettrico che è sempre notevole. Secondo, se la pompa è a girante. lavorando a secco si può bruciare.
A cura di Leonardo Zuccaro.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

2012. Ettore Dottori, il marinaio sconosciuto
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

2022. Parola di Ganga Bruni: così la tua barca va più veloce
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

2007. Matteo Miceli: un pazzo su una barca da spiaggia in Oceano
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

1996. Quando nacque il mito Bianchetti
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:






