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Buona la prima per il Registro Ufficiale del Classic Boat Club, che alla Vela Cup Toscana ha registrato ampi risultati. In loco, infatti, abbiamo ispezionato decine di Classic Boat, che andranno presto ad affiancare le oltre 40 barche già presenti nel Registro, mentre altre 30 sono in fase di approvazione. Del resto, si trattava di rispondere ad un bisogno, non del Club in sé, bensì uno più ampio: quello di valorizzare la storia della vela, così come le barche che l’hanno resa grande. E grazie a voi sta funzionando. Tra le oltre 70 barche in acqua, la Vela Cup di Cala De Medici ha infatti visto un mare di Classic Boat, per niente timide nel navigare al fianco delle controparti moderne, che anzi, a tratti, hanno anche faticato, e non poco, a tenersi le ‘anziane signore’ dietro.
Classic Boat Club: marea di Classic Boat a Cala De Medici
Dai Grandi GS52 e Swan 60, fino ai Comet 910, Grand Soleil 34 e Impala 36, le acque toscane questo week end ci hanno offerto un’opportunità unica, riempiendosi di scafi a dir poco importanti. Affiancando le ‘nuovissime’, infatti, decine e decine di Classic Boat hanno popolato il campo di regata, offrendo contemporaneamente spettacolo e incroci incredibili. Ma gli incontri non si sono limitati all’acqua. A terra, prima e dopo le regate, il nostro team ha infatti avuto modo di ispezionare non poche barche, conoscendo gli armatori e portando avanti un percorso di valorizzazione della storia della vela. Ecco le grandi Classic presenti alla Vela Cup toscana.

Piccoli capolavori
Partendo dai pesi leggeri, se in mare ci hanno infatti rapito scafi come il First Class 8 Caredonne o l’X-332 Ultravox, a terra è stato il turno di altre due chicche, che abbiamo visionato in luce della loro iscrizione al Registro Ufficiale. Da una parte, Mon Chichi, Grand Soleil 34 del 1976, emblematico primo scafo varato dal Cantiere del Pardo e firmato dalla grande matita di Jean Marie Finot. Dall’altra, Pickwick, esemplare numero #220 di Comet 910. Varato nel 1977, ormai quasi 50enne, questi ha partecipato alle regate, single-handed peraltro, nonostante i picchi di 20 nodi registrati a fine prova… dettaglio che può dirla lunga sulla pasta di questi scafi.

Sempre nel range dei 30 piedi, è stato poi il turno di Display, mitico alpa A34 firmato da S&S e numero #9 della serie. Varato nel marzo del 1979, Display non è però solo uno scafo partecipe della storia della vela, ma ne è anche parte integrante, con il suo armatore che lo impiega per avvicinare giovani e neofiti alla vela. In parallelo, Maupiti, un Contest 36S del 1988, chicca marchiata Conyplex e firmata da Dick Zaal, e Let the Motherfuckers Burn, un Vaurien del 1972 che, non solo è scafo benemerito della classe, ma è anche stato riportato a nuova vita tramite un restauro a dir poco filologico. I due proprietari lo hanno infatti interamente ricostruito, pezzo pezzo, utilizzando, oltre a mogano acquistato, anche pezzi recuperati dalle panche di un oratorio. Anche questo, per piccolo che sia, un pezzo vero e proprio della vela.

Grandi ‘Signore’
Crescendo con i numeri, oltre all’incredibile rimonta del GS Maxi One Ely J (foto in apertura), che in mare ha fatto sentire la sua presenza e fatto innamorare non pochi (oltre ad aver asfaltato non pochi scafi nuovi della stessa taglia), non sono state poche le ‘grandi’ Classic Boat ispezionate per il registro. In primis, andando per piedi, Clan, in realtà un 36 piedi, ma intriso di storia. Si tratta infatti di un Impala 36 del ‘74, mitico scafo firmato da Doug Peterson per il Cantiere Navale 71 e che, non solo vanta un palmares non da poco, ma ha ‘sangue blu’ nelle vene. Il progetto, infatti, discende da nientemeno che Ganbare, lo scafo con cui Peterson, nel ‘73, cambio la filosofia progettuale per sempre.

A tenerle compagnia, tutt’altro genere, un bluewater tutto italiano: Nos Dois, Atlantide 45 di Franchini, ma non uno qualunque, il primissimo della serie… Sin Sations, invece, rappresenta la controparte di quest’ultimo, ma d’oltreoceano. A entrare nel Registro Ufficiale, infatti, anche uno tra i bluewater cult
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