Lo stile del Felci Yacht Design, da super cruiser ai custom high tech
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In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.
In questa puntata, vi portiamo alla scoperta del Felci Yacht Design, un progettista con un nome storico, che ha disegnato barche a vela mitiche.
Felci, una firma internazionale

Se c’è un nome di un designer italiano del mondo della vela che da oltre un decennio ormai ha una fama autenticamente internazionale, quello è sicuramente Umberto Felci. Il milanese, cresciuto da un punto di vista velico sul Lago di Garda, con la sua Felci Yacht Design, è ormai uno dei progettisti italiani più conosciuti all’estero, anche per il grande successo avuto nel mondo delle barche da crociera di serie con il cantiere francese Dufour.
E pensare però che Umberto Felci, quando ha iniziato il suo cammino nel mondo della vela, alle barche da crociera non ci pensava affatto, lui è infatti nato come un regatante. E dalle regate in 470, dopo tanti bordi sul Lago di Garda, è nata una storia che arriva fino ad oggi, che il Giornale della Vela nei suoi 50 anni di vita ha raccontato spesso per le sue barche cult.
Quando tutto ebbe inizio
“La passione per la vela nasce dalle regate, ne facevo tantissime da ragazzo, e con queste ho sviluppato il desiderio di migliorare i mezzi con cui correvo” inizia così la nostra chiacchierata con Umberto Felci che ripercorre i primi anni ‘80. “Ho fatto 16 anni di 470 anche nelle squadre nazionali, in parallelo ai miei studi di architettura ho avuto sempre la passione per cercare di portare delle migliorie alle barche. Ho fatto una tesi sullo studio dei materiali compositi applicati alla nautica, ai tempi al Politecnico si parlava ancora poco di nautica. La tesi ebbe un grande successo e ha aperto la strada anche al corso di Design Industriale Nautico del Politecnico e al master in Yacht Design. Quella tesi mi permise di andare a lavorare da Gardini a Tencara negli anni del Moro di Venezia.
A quel punto dovevo prendere una decisione, diventare un professionista delle regate o un progettista: smisi di regatare in 470, e iniziai a lavorare all’Ufficio Tecnico di Tencara, mi occupai dei Mori 3-4-5” racconta Umberto, per un inizio di carriera da progettista che coincide con gli anni del boom italiano, con la nostra società che scopriva la vela mainstream grazie alle imprese di Azzurra prima e del Moro di Venezia poi in Coppa America”.
Ben presto arrivò la voglia di fare la prima barca: “Fu una deriva in legno lamellare che si chiamava Bollicine, perché anche se a Tencara lavoravo nel composito volevo mettermi alla prova su altri materiali e il legno mi piaceva. La progettai e costruii da me. Poi arrivò il Mini Transat, il Te Salt, nel 1993, che fu la prima sfida oceanica. Iniziò così la fase dei primi progetti in proprio, quasi tutta dedicata alle barche da regata”, e del resto le regate erano, e sono ancora, la sua grande passione.
“Una barca importante fu Photogenika” ricorda Felci, “una barca IMS, era un ILC 30, che vinse molto e mi diede grandi soddisfazioni. I capitoli importanti furono molti, e gradualmente il panorama si ampliava oltre le barche da regata. Una pagina significativa fu quella con un cantiere che si chiamava ai tempi Yacht 2000, poi diventato Ice Yacht, che nasceva sulle ceneri dell’Alpa. Con un armatore realizzammo un 70 piedi, il Videlle, ne nacquero 5 , tutte chiamate FY 70, e da quello stampo nacque anche un Grand Soleil 70 custom. La collaborazione con Grand Soleil segnò un grande salto e l’inizio di un lavoro su diversi modelli prodotti in quegli anni da Del Pardo”.
E quella con Grand Soleil è in un certo senso una collaborazione decisiva. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 infatti il cantiere francese Dufour faceva parte del Cantiere del Pardo, e sarà proprio la proprietà italiana a chiedere a Umberto Felci di disegnare dei nuovi Dufour, lasciando la sua impronta da velista sportivo sulle barche da crociera.
“Nacquero così i Dufour 34, 40 e 44, tre barche con un successo di vendite incredibile, l’inizio di una storia con Dufour che ad oggi conta più di 30 modelli, dal 2002 fino a oggi. Nel cantiere sono cambiate tante proprietà ma noi siamo sempre rimasti” puntualizza Felci. Poco prima però c’era stato un passaggio decisivo: nel 2001, insieme con l’Ingegnere Giovannozzi e la moglie di Umberto, Elda Cortinovis, nasce la Felci Yacht Design, non una “one man show band”, ma uno Studio che si è fatto conoscere per la forza di un team ben assortito con tante competenze diverse al suo interno. “Mia moglie è stata fondamentale in questi anni”, racconta Umberto, “è laureata in Economia e ci ha permesso con le sue competenze di attraversare tutti questi decenni rendendo il nostro lavoro sostenibile”.

E così la FYD ha spaziato dal mondo delle barche da regata a quello della crociera di serie, cercando però di mantenere sempre un’identità precisa, ovvero quella di barche in grado di navigare in modo efficiente a vela anche se progettate come dei cruiser. Senza dubbio oggi la Felci Yacht Design è conosciuta nel mondo per i suoi progetti con Dufour, ma non solo, perché il mondo dei fast cruiser custom è diventata un’altra importante attività.
Oltre i cruiser di serie

“In parallelo a Dufour abbiamo fatto un bel po’ di fast cruiser” racconta Umberto, “l’Ingegnere Giovanozzi ha aggiunto la componente cruiser alla mia formazione più da regata. Abbiamo creato tre canali della Felci Yacht Design: regata, serie e custom. Quest’ultima è stata sviluppata prima con Yacht 2000 e poi sopratutto con Ice Yachts, con cui lo studio ha realizzato molte imbarcazioni innovative, progetti di cui andiamo molto orgogliosi. Le barche custom sono quelle che mi danno forse le maggiori soddisfazioni da un punto di vista progettuale, in un certo senso sono barche complete perché uniscono la parte prestazionale con il design e la ricerca del gusto per gli interni, oltre che ci impegnano nel realizzare l’ingegnerizzazione di tutto” ci confida.

Passano gli anni ma, come vi raccontavamo, non cambia la filosofia di Umberto che non perde lo spirito originale. “Io mi sento ancora un regatante” ci confessa, “per questo per me quando si parla di un Fast cruiser la parola Fast è importante.
Nei serie invece le sfide sono altre ma comunque interessanti, non hai le richieste di un armatore da realizzare, ma quelle del mercato, quindi serve studiare quale siano le tendenze. Un tipo di lavoro che ci ha fatto maturare tanto e uscire anche dalla comfort zone delle sole barche sportive. Io ho capito che fare i “duri e puri” non serviva perché il mercato dagli anni ’90 ad oggi è molto cambiato, e noi ci siamo saputi adattare al meglio, restando noi stessi pur facendo delle cose molto diverse tra loro ”. E a proposito del mercato con cui lo Studio si confronta aggiunge:
“Un Dufour del 2002 aveva una clientela diversa rispetto a quella di oggi. Le barche sono cambiate, adesso sono più larghe e con più stabilità di forma, sono delle barche che non hanno il DNA da regata come i miei primi Dufour, ma appunto il mercato è cambiato, non avremmo mai potuto continuare a realizzare barche come 20 anni fa, abbiamo cercato di progettare sempre un’architettura navale efficiente”.
Se gli chiediamo la barca dei sogni che vorrebbe progettare ecco che il pensiero torna li, alle performance, al mondo delle regate da cui è nato tutto: “se dovessi esprimere un desiderio è quello di realizzare una barca sportiva offshore, per esempio un IRC 72 o un 52, una barca pensata per un programma offshore importante. Dove c’è insomma da studiare una formula e tirare fuori una barca vincente, quello mi stimolerebbe tanto. Mi sembrerebbe di tornare allo spirito del libera del Garda Clandesteam, per me è l’apoteosi della barca da regata. Oppure la barca dei sogni può essere su un altro fronte l’ICE 80 che arriverà. Se dovessi invece guardarmi indietro, per individuare le barche chiave di questi 30 anni, penso al Mini 650 Te Salt, costruito in un capannone, dal punto di vista emozionale è quella che mi ha segnato di più. Tornando a guardare al futuro c’è una cosa che mi dispiace: oggi il mercato delle barche a vela sia diventato molto costoso e non è certo “per tutti”, la nostra voglia sarebbe quella di tornare a fare una barca di dimensioni anche più contenute, qualcosa che riavvicini la vela al mondo dei più giovani e a quello dei piccoli armatori. Ci stiamo già lavorando e ci crediamo”. Parola di Umberto Felci.
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