Ecobonus motori marini elettrici: finalmente si parte, c’è la data
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Finalmente l’ecobonus per i motori marini è realtà. Dopo la pubblicazione del decreto firmato da parte dei ministeri del Made in Italy, dell’Ambiente, dei Trasporti e dell’Economia avvenuta lo scorso 15 ottobre ora l’ecobonus passa alla sua fase operativa.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che gestisce l’iniziativa, ha indicato i termini e le modalità di presentazione delle domande per accedere alle agevolazioni per la sostituzione e la rottamazione dei motori endotermici delle imbarcazioni, alimentati da carburanti fossili, con motori elettrici.
Quando si parte e quanto dura
A partire dall’8 aprile e fino all’8 maggio chi è interessato potrà presentare la richiesta attraverso l’apposito sportello online che sarà predisposto da Invitalia, l’ente che gestirà le domande per conto del ministero.
Il provvedimento era stato varato con decreto del ministro Adolfo Urso lo scorso 5 settembre in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia e delle Finanze.
L’obiettivo è di favorire la transizione ecologica anche nella nautica da diporto attraverso la sostituzione e la rottamazione dei motori tradizionali (benzina e diesel) delle imbarcazioni con quelli elettrici, sostenendo anche l’acquisto delle relative batterie.
Come funziona l’ecobonus
Si può presentare una sola domanda di agevolazione, che può riguardare l’acquisto di un massimo di due motori elettrici nel caso in cui il richiedente sia una persona fisica, e più motori se a richiederla è un’impresa proprietaria di unità da diporto utilizzate per fini commerciali, scopi sportivi o sociali.
Il contributo per ogni motore elettrico fuoribordo dotato di batteria integrata di potenza non inferiore a 0,5 Kw e fino a 12 Kw è di 2.000 euro, mentre per quelli fuoribordo con batteria esterna, entrobordo, entrofuoribordo o POD di propulsione è di 10.000 euro. In campo ci sono 3 milioni di euro, il contributo è concesso a fondo perduto e copre fino al 50 per cento delle spese ammissibili con un tetto di 8.000 euro nel caso la richiesta arrivi da una persona fisica e fino a 50.000 euro nel caso di un’impresa.
Fabrizio Coccia
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