Una Classic Boat di 46 anni ha stravinto la grande classica dell’Egeo
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Se le edizioni precedenti dell’Aegean 600 sono ricordate per le loro condizioni ‘estreme’, l’edizione 2025 ha rappresentato il suo opposto: una regata lenta, instabile, spesso dominata dalla bonaccia. Ciononostante, un finale al cardiopalma ha offerto uno sprint a tre verso la vittoria in tempo reale, con Aiolos (VO70), Allegra (Multihull 84) e Daguet 5 (Carkeek 54) in battaglia nel Meltemi finalmente arrivato. Ma la sorpresa non sta nel reale, e a noi questa interessa. Infatti, a vincere in Overall l’Aegean 600, troviamo un’inattesissima Classic Boat, Best Buddies, uno Swan 411R (Ron Holland) del 1979. Ecco, in breve, come è andata quest’edizione 2025 e, soprattutto, come sia stata una Classic Boat a scamparla, strappando la vittoria a tutti i favoriti.
Una Classic Boat di 46 anni ha stravinto la grande classica dell’Egeo
Partiamo dalle basi, dall’andamento della regata. Quest’anno, contrariamente a quanto le precedenti edizioni ci avessero insegnato, sono state instabilità e brezze leggere a dominare il percorso di 605 miglia, spezzando il ritmo della regata in più fasi, e richiedendo così un’impostazione strategica ben più riflessiva. È in questo contesto che arriva la magistrale vittoria di Best Buddies, ripetiamolo, uno Swan 411R del 1979 (che peraltro, corse già alla Fastnet di quello stesso anno)…

Best Buddies – Anatomia di uno Swan 411R
Prima di guardare all’Aegean 600 2025, e a come questa si sia svolta –e ancor più, a come questa sia stata stravinta da uno Swan anni ‘70– guardiamo alla barca in questione, uno dei cult che Ron Holland firmò per Nautor nell’intermezzo tra gli iconici Sparkman & Stephens e l’eterno German Frers.
Entrato nella line-up del cigno a fine anni ‘70, lo Swan 411 (13.5 x 4.06 m) è la quintessenza del cruiser-racer firmato Holland. In breve, è uno scafo capace di coniugare al meglio performance e qualità marine, senza però denigrare il comfort. In quest’ottica, presenta un dislocamento moderato, con un baglio non eccessivo, entrate fini e drag ridotto. Ma è nella variante R (Racing) che estrae il massimo dal suo progetto, prendendo vita in un complesso alleggerito e con maggior rateo lift-to-drag, essenziale per prestazioni boliniere migliorate.

Ovviamente, anche armo e piano velico cambiano, con un albero più alto per aumentare la superficie di tela nelle arie leggere, offrendo così maggior potenza e più margine di gioco in condizioni variabili, estraendo dallo scafo un potenziale che esula dalle sue pure doti velocistiche. Caratteristiche che, complessivamente, rispecchiano pienamente le filosofie di Holland del periodo, dando vita ad una barca capace di dire la sua soprattutto sulle lunghe off-shore, dove performance consistenti e flessibilità possono essere sfruttate al meglio se nelle giuste mani. Qualità che, con la Aegean 600 di quest’anno, ben dimostrano anche quanto una Classic Boat possa ancora dire la sua.

Aegean 600 – Anatomia della regata
Un’Egeo complesso ci ha regalato una 605 miglia off-shore a dir poco educativa. Condizioni decisamente complesse, con ariette esasperanti e buchi in agguato, hanno infatti fornito una lezione di umiltà non indifferente, dimostrando ancora una volta quanto, alla fine della fiera, non sia l’abito a far il monaco.
Nei primi due giorni, le transizioni tra brezze termiche diurne e venti notturni deboli hanno determinato ripetuti “park-up” nei passaggi chiave del percorso — Milos, Santorini, Karpathos — con rimescolamenti costanti nelle posizioni. I modelli indicavano l’ingresso di un flusso sudoccidentale, che tuttavia non si è mai realmente stabilizzato. In molte aree, così, il vento appariva e scompariva nel raggio di poche centinaia di metri, creando veri e propri pozzi di calma, tormento anche dei più ‘navigati.
Solo le ultime 24 ore hanno portato un sistema più definito, con l’ingresso del Meltemi da nord, che ha portato a vent anche i superiori i 40 nodi, condizioni decisamente distanti dall’esasperazione delle ariette precedenti. Anche in questa fase, però, la distribuzione del vento è stata discontinua, premiando chi è riuscito a leggere i pattern locali più che chi poteva contare su prestazioni assolute.
È in questo scenario che si impone il risultato più significativo della regata — dimentico delle line of honor e dei prototipi esasperati: la vittoria in overall compensato di Best Buddies. Condotto dall’equipaggio tedesco di Kay-Johannes Reger, più pesante rispetto alla media di flotta, e non ottimizzata per il vento leggero, Best Buddies ha infatti approfittato in modo impeccabile delle accelerazioni locali, minimizzando le perdite nei “vuoti” di vento e navigando con costanza e senza errori macroscopici.
Un approccio tattico complessivamente vincente, che la ha infatti vista vincere su entrambi i sistemi a compenso (ORC e IRC), lasciandosi alle spalle barche ben più recenti — VO70, catamarani di 80 piedi, e cruiser-racer ottimizzati. Dietro di lei, comunque due ‘piccole’: secondo posto per Karpo, Elan 450, e terzo per Elaya, Elan 400.

Ecco perché il successo di Best Buddies non è una favola nostalgica, né un’eccezione poetica. È il risultato concreto di una progettualità ancora valida, inserita in un contesto meteo-strategico che ne ha esaltato le qualità. Doti che — nelle giuste mani — fanno ancora oggi la differenza. E che dimostrano, con numeri e risultati, quanto una Classic Boat possa ancora scrivere il presente.
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1 commento su “Una Classic Boat di 46 anni ha stravinto la grande classica dell’Egeo”
Il 411 è un disegno stephens….
Lo swan in questione è il 441.