Giovanni Ceccarelli, la storia di un progettista contro corrente
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.
In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.
In questa puntata, vi portiamo alla scoperta di Giovanni Ceccarelli, un progettista con un nome storico, che ha scritto pagine importanti nella storia della vela italiana, dalla Coppa America alle barche high tech.
Ceccarelli, di padre in figlio

Di padre in figlio, il nome Ceccarelli fa parte a pieno titolo della storia della vela italiana degli ultimi 50 anni. Prima Epaminonda Ceccarelli, poi Giovanni, ma sempre con lo stesso stile, fuori dal coro e mai banale. E il nome Ceccarelli è legato a doppio filo con il Giornale della Vela, non solo perché abbiamo parlato sulle nostre pagine delle loro barche, ma perché gli stessi Epaminonda e Giovanni hanno scritto sulla nostra rivista, prima con la rubrica Adriatico Selvaggio di Epaminonda, e poi con alcune interviste a firma Giovanni.
Giovanni Ceccarelli è oggi uno dei maggiori interpreti italiani nella progettazione di barche a vela: da crociera sportiva, custom o semi custom, modern classic, modellini a vela, barche a motore, il lavoro di progettazione di Ceccarelli spazia su un vasto fronte, ma raramente lo abbiamo visto, e lo vedremo, fare incursione nel mondo delle barche di serie.
Un progettista contro corrente insomma, che ha sempre voluto caratterizzare in modo distintivo le sue barche, non farle passare inosservate o giudicarle simili ad altre. Oggi Ceccarelli collabora con cantieri come Neo Yachts, Maxi Dolphin, Mylius, Eleva Yachts e cura diversi progetti one off di barche classiche come quelli realizzati con i Cantieri De Cesari e il Cantiere Navale Cecchi, solo sul fronte delle barche a vela. Una realtà viva, che ha tanta storia alle sue spalle, ma anche la visione moderna per andare nel futuro.
Quando tutto ebbe inizio

“Lo studio viene fondato da mio padre nel secondo dopo guerra, la prima barca fu l’8 metri Malaguena nel 1951” ci racconta Giovanni Ceccarelli, “lui mi permise di andare in barca da giovane e mi ha formato. Le derive, le prime regate, sono cresciuto con le barche fino ad arrivare al percorso universitario. Nel frattempo mio padre portava avanti il lavoro di progettazione in campo nautico, di cui io mi appassionai. Anita è la prima barca fatta a 4 mani con lui, un Mini Tonner in legno lamellare costruito dal cantiere Fioravanti, che vinse il Campionato Italiano con Flavio Favini. L’anno dopo lo vinsi io al timone con la seconda Anita (che rispetto alla prima, che era un prototipo, era di serie e veniva prodotta sul Lago d’Iseo) il campionato italiano sesta classe”. Così ha inizio una storia di barche e famiglia, che è arrivata fino ai nostri giorni con i lavori di Giovanni, uno dei pochi designer italiani a potere vantare anche una vasta esperienza in Coppa America.
Il periodo IOR fu molto produttivo per l’emergente Giovanni Ceccarelli, che si affermò come progettista di barche da regata e progetti one off. Ma fu nell’era IMS che la sua fama esplose definitivamente, con tanti progetti vincenti, e in particolare quello delle classi ILC 25 e 30, con i progetti che diventarono quasi imbattibili. “Devo molto a Vasco Vascotto riguardo a quel periodo” ricorda Ceccarelli, “ha timonato molte mie barche e mi ha fatto vincere tantissimi mondiali, fin dai tempi in ILC 25 e 30. Con Vasco poi ci sarà anche il periodo di Tuttatrieste, altrettanto importante. Sugli ILC vincevamo contro Farr , Vrolijk, Botin, i grandi insomma”. Senza dimenticare poi che gli anni ’90 furono anche quelli di Dimore del Garda, il Classe Libera del Garda a firma Ceccarelli che vinse la mitica 100 Miglia nel 1993.
Le sfide in Coppa America
I successi raccolti lo aiutarono entrare nel novero della grande vela, con le porte della Coppa America che si aprirono, ovvero l’élite dei progettisti mondiali. E se c’è una cosa che senza dubbio ha contraddistinto il lavoro di Giovanni Ceccarelli è la voglia di abbracciare le sfide, come la Coppa America prima, o il recupero del Concordia poi.
“Mi arriva la chiamata di Vincenzo Onorato alla fine della Coppa America nel 2000” ricorda Ceccarelli, “con la proposta di diventare principale designer del team di Coppa Mascalzone Latino. Avevamo già un’amicizia perché gli avevo disegnato un mini tonner, e lui voleva fare una sfida al 100% italiana. Fu una campagna di apprendimento, avevamo pochissimo tempo per progettare e testare la barca, per molti di noi era la prima Coppa America. Però nel giro di poco tempo riuscimmo a mettere insieme una sfida da zero ed andare in Nuova Zelanda nel 2003. Il risultato fu quello che fu, battemmo solo i francesi, la barca venne però notata nelle scelte. Nacque poi la sfida italiana +39 sul Garda in vista della Coppa di Valencia. La campagna aveva Luca Devoti come uomo chiave, e io arrivavo con esperienza.
Le ambizioni c’erano, realizzammo anche una barca molto innovativa, con grandi sinergie tra me e Luca Devoti. La barca di +39 a Valencia era la più stretta al galleggiamento e in coperta, aveva l’albero che di bolina navigava con 5 gradi di rake, oggi cosa comune ma ai tempi un’anticipazione. Un siluro lunghissimo, 8 metri, tante soluzioni estreme. Purtroppo ci furono problemi di budget, la campagna restò un po’ zoppa, quando disalberammo non avevamo un albero di riserva. Fu l’inizio di un percorso complicato, alla rincorsa, vincemmo tante regate e la barca era veloce e interessante ma ci siamo fermati prima di quello che speravamo”.
Il post Coppa

“Finita quella Coppa volevo ritornare a fare il mio lavoro, perché l’America’s Cup ti assorbe al 100% e avevo un po’ perso il filone delle barche normali” racconta. “Avevo continuato a fare barche a motore però, che ormai progettavo già da diversi anni. Arrivò anche un’opportunità di lavorare in F1 ma la declinai. E post Coppa arrivarono gli Azuree con il cantiere turco Sirena Marine, un’evoluzione della barca custom che avevo fatto per Pierpaolo Ballerini, delle barche che ebbero un buon successo di vendite, tra le poche di serie vera che ho progettato”. Si tratta solo dell’inizio della nuova vita post Coppa dello Studio Ceccarelli.
A seguire infatti inizia la collaborazione con Neo Yachts nel 2013, con il Neo 400, prima barca di una collaborazione fortunata che continua oggi. “I Neo mi affascinavano perché Paolo Semeraro, anche lui Ingegnere e fondatore del cantiere, aveva un concept che mi piaceva molto: fare dei cruiser sportivi innovativi, made in Italy, costruiti in carbonio”.
E a proposito di sfide, su questo tema c’è la filosofia di Ceccarelli: “Fa parte delle scelte della vita, ho avuto 10 anni dedicati alla Coppa, 3 anni al recupero della Costa Concordia, ho sempre preferito fare cosa mi piaceva, magari anche rinunciando a strade più facili. Il periodo della Costa Concordia è stato molto stimolante, insieme ad altri due ingegneri italiani e un grande team tecnico abbiamo sviluppato il progetto di recupero della nave, ed è una scelta che rifarei anche se non è stata facile” ci spiega.

Lo Studio Ceccarelli oltre alla progettazione offre tutti i servizi di ingegnerizzazione del progetto, un aspetto importante quando c’è da fare delle barche custom. “Il progettista che firma lo yacht deve avere una visione complessiva del progetto , saperlo dominare ma collaborando con tutti gli altri tecnici per la riuscita del prodotto finale, e questo è quello che io ho fatto con le mie barche. Anche col Maxi Dolphin 78, Corsara, che è un one off, una delle mie barche più grandi ad oggi realizzate, progettata sulle basi di un’esigenza di un armatore: grandi volumi, ampio leaving senza ostacoli e scalini , uno scafo marino e performante. E l’obiettivo è quello di alzare l’asticella oltre gli 80 piedi nel futuro”. Ma c’è anche dell’altro, a sorpresa, nel lavoro di Giovanni: “Con la stessa cura ho seguito anche la parte delle barche radio comandate, che è un aspetto molto particolare del mio lavoro, dove ho vinto diversi Mondiali e campionati nazionali. Se mi chiedi che barca ho oggi ho una serie di modellini a vela” sorride.
“Mi piace ricordare anche la mia collaborazione attuale con Mylius e la Famiglia Gandini. Per loro ho già realizzato una navetta a motore ma ora sono impegnato nella vela con il nuovo Mylius 60GL in costruzione , avrà un design che non passerà inosservato” ci rivela.

Nell’oggi di Ceccarelli c’è anche il lavoro con i modern classic, Golfo Mistico e Lulunikka, due barche costruite in legno, con uno stile preciso e inconfondibile come spesso sono le sue barche. “Progetti che mi affascinano sempre, io che mi sono formato sulle barche di un tempo, riscoprire certe linee in chiave moderna è sempre interessante. A me piace lavorare con diversi materiali, dal moderno carbonio fino al legno. E non dimentico le barche di ieri, per esempio l’EC 26, il VI classe disegnato da mio padre che oggi è tornato a navigare grazie a Carmelo Cassiopea e di cui ho seguito il ritorno in acqua”.
Giovanni Ceccarelli è un progettista che potremmo definire fuori le righe per la sua filosofia, sospeso tra linee classiche e forme moderne, tra barche da regata e cruiser high tech, senza dimenticare le tante collaborazioni col mondo della cantieristica a motore, ma con una coerenza che è rimasta fedele a se stessa, quella di disegnare barche non banali. E infine c’è ancora un pensiero sulla Coppa America, uno dei suoi amori: “La Coppa a Napoli è un’opportunità per fare crescere la vela italiana e fare appassionare i giovani, un argomento quest’ultimo a cui tengo dato che col mio lavoro sono andato anche nelle Università per insegnare progettazione con gli studenti. Il foil e i giovani rappresentano il futuro di una parte della vela. Per il resto bisognerà avere idee nuove, per esempio su come tornare a fare dei 10-11 metri da crociera con prezzi più accessibili”. Una storia da continuare a scrivere.
- A questo link, tutte le mitiche storie dei 50 anni del Giornale della Vela
50 anni del GdV: un’occasione da non perdere. Anche per il tuo brand
Per festeggiare i suoi 50 anni Il Giornale della Vela organizza la campagna di comunicazione più grande della sua storia, che raggiungerà una total audience di 2.000.000 di “sea lover” interessati al mondo della vela.
Come? Mettendo in campo tutti i suoi canali di comunicazione: magazine (carta+digitale), siti web, E-mail marketing, social (facebook/instagram). La certezza è che verranno raggiunti 2 milioni di persone interessate a cui raccontare la storia della tua azienda.
Perché ti conviene imbarcarti con noi
Il Giornale della Vela propone a tutte le aziende a cui interessa il target della nautica di raccontare la loro storia, così come il GdV racconta la sua. Non ti preoccupare, i nostri giornalisti sono a tua disposizione per aiutarti a produrre testi e immagini attrattive ed efficaci per raggiungere due milioni di “sea lovers”.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

2012. Ettore Dottori, il marinaio sconosciuto
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

2022. Parola di Ganga Bruni: così la tua barca va più veloce
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

2007. Matteo Miceli: un pazzo su una barca da spiaggia in Oceano
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

1996. Quando nacque il mito Bianchetti
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:




