La rivoluzione navale passa per lo studio Judel/Vrolijk

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In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.

In questa puntata, vi portiamo alla scoperta della storia e delle novità dello studio tedesco Judel/Vrolijk & co, che dal 1978 ad oggi ha firmato più di 800 imbarcazioni.


Mezzo secolo di innovazione, velocità e passione

Dalle MedCup alle 52 Super Series, i TP52 di judel/vrolijk & co continuano a dominare le regate più competitive. “Siamo vincenti se concepiamo barche che performano meglio del proprio rating rispetto alle concorrenti”, spiega Tobias Kohl, responsabile della divisione regate.

Dal 1978 lo studio tedesco judel/vrolijk & co ha firmato oltre 800 imbarcazioni, dall’Admiral’s Cup alle TP52 Super Series, rivoluzionando la progettazione navale con materiali compositi e tecnologie CAD 3D.

Dal 1978, quando i giovani architetti navali Friedrich (Fietje) Judel e Rolf Vrolijk diedero vita al loro atelier ad Amburgo, lo studio judel/vrolijk & co ha saputo imporsi nel panorama mondiale con soluzioni strutturali e idrodinamiche sempre all’avanguardia. Applicando alle proprie barche l’esperienza maturata nelle regate IOR e IMS, il duo tedesco, a cui poi si è aggiunto anche Torsten Conradi nel 1986, ha firmato oltre 800 imbarcazioni da regata e da crociera, spaziando dai racer one-off alle barche di serie, fino ai fast cruiser e ai superyacht custom. Dall’Admiral’s Cup degli anni Ottanta alle moderne TP52 Super Series, dall’adozione pionieristica di materiali compositi alla sperimentazione CAD 3D negli anni Novanta, lo studio tedesco ha anticipato trend e definito standard. Oggi nella sede di Bremerhaven progetta yacht da regata ad altissime prestazioni, cruiser high-tech, barche di serie e unità commerciali, mantenendo sempre una filosofia che unisce performance, ascolto dell’armatore e continua ricerca dell’eccellenza tecnica.

Torsten Conradi, Friedrich Judel e Rolf Vrolijk. Pionieri dei materiali compositi e del CAD 3D, ad oggi hanno progettato oltre 800 imbarcazioni.

Le radici: dai primi lavori al Düsselboot

Judel e Vrolijk si conoscono nei circuiti IOR Quarter-Ton e Half-Ton degli anni Settanta. Con un buon bagaglio di esperienza alle spalle e diversi contatti, nel 1978 fondano judel/vrolijk design (poi judel/vrolijk & co), con l’obiettivo di unire le proprie competenze nel progettare imbarcazioni veloci e performanti. Il loro primo incarico arriva con la Quarter Ton Cup: Judel, già chief measurer della Federazione Tedesca della Vela, e Vrolijk, che aveva affinato le sue competenze in ingegneria navale e regate OK Dinghy, nel 1978 progettano Quadriga, un Quarter-Ton che partecipa al mondiale di classe. Lavorando fianco a fianco, le loro analisi fluidodinamiche si traducono in carene snelle a prua fine, anticipando soluzioni che in pochi anni avrebbero rivoluzionato lo IOR. La svolta arriva nel 1979, quando la Federazione Tedesca della Vela chiede loro una consulenza per il team dell’Admiral’s Cup e i potenziali armatori affidano loro la progettazione completa dello scafo. Nasce così Düsselboot, così chiamata in omaggio al salone nautico che sponsorizzava il progetto. Nel 1983, ribattezzata Outsider, entra a far parte del team tedesco dell’Admiral’s Cup. Nonostante la drammatica rottura dell’albero durante la Channel Race del 1981, che costringe l’equipaggio a riparazioni notturne e all’aggiunta di un ordine di crocette per la regata successiva, Düsselboot dimostra di poter competere ai massimi livelli.

Pinta, gemella di Container, utilizzava sandwich kevlar pre-preg con anime in balsa e stampi in acciaio, soluzioni basate sulla tecnologia aeronautica piuttosto che sulla cantieristica tradizionale.

L’era dei compositi e la vittoria del 1983

Il salto qualitativo avviene con Pinta e Container, progetti gemelli costruiti tra il 1982 e il 1983. Queste barche utilizzano sandwich in kevlar pre-preg con anime in balsa e stampi in acciaio, soluzioni “basate sulla tecnologia aeronautica piuttosto che sulla cantieristica tradizionale”. Vrolijk sottolinea che all’epoca erano progetti “eccessivi, essendo frazionati (un’eccezione rispetto al design dell’epoca, ndr.) e costruiti in modo più estremo della maggior parte delle barche”. Assieme a Sabina – che non era un progetto judel/vrolijk & co – Outsider e Pinta portano la Germania a vincere l’Admiral’s Cup 1983. Il successo è netto: con un margine di 167 punti sul secondo posto italiano, la Germania torna a vincere l’Admiral’s Cup, dopo la prima vittoria nel 1973.

Container (a destra), progetto gemello di Pinta (a sinistra), contribuì alla vittoria tedesca dell’Admiral’s Cup 1983 con 167 punti di vantaggio.

L’arrivo di Conradi

Nel 1985, Torsten Conradi, giovane ingegnere specializzato in VPP (Velocity Prediction Program) e test in galleria del vento e vasca navale, progetta il timone di Diva G, un 44 piedi judel/vrolijk che prende parte all’Admiral’s Cup, vincendo per la Germania. Colpiti dalle sue competenze in fluidodinamica e project management, Judel e Vrolijk lo invitano ad entrare a far parte dello studio nel 1986 come terzo socio. Conradi ricorda: “Quando entrai, fu crescita immediata. Raddoppiammo quasi l’organico e dovemmo fare quasi il doppio del lavoro”. La decisione strategica più importante è stata il trasferimento a Bremerhaven, dove grazie a un finanziamento del governo locale lo studio allestisce un ufficio “con tecnologie e computer di ultima generazione”. Conradi continua: “Avevamo una potenza di calcolo insolita per gli standard dell’epoca. Parliamo di quasi 30 anni fa. Fummo il primo studio di progettazione a lavorare in 3D: avevamo software e macchine che oggi non esistono più, ma allora erano top di gamma”.

Pink Gin VI: il più grande sloop in carbonio al mondo.

I fast cruiser Hight-Tech

Fin dai primi anni Ottanta, lo studio affianca al ramo racing una divisione dedicata alla crociera veloce ma è negli anni Novanta che inizia il trasferimento delle tecnologie composite dalle regate ai cruiser di lusso. Il progetto pionieristico è Saudade (1994), un 112 piedi (34 metri) realizzato da Royal Huisman. Conradi ricorda: “Era ancora in alluminio, ma con approccio molto high-tech. Insistemmo per montare un albero in carbonio, cosa che all’epoca richiese lunghe discussioni. Fortunatamente l’armatore era un ex regatante e voleva le massime prestazioni possibili”. La collaborazione con Baltic Yachts porta a una serie di progetti innovativi: dapprima scafi e ponti con anime in balsa e rig in carbonio, poi costruzioni miste GRP-carbonio per ponti e sovrastrutture, infine scafi full-carbon. Conradi osserva: “Le barche di oggi sono più grandi ma, per dislocamento, pesano meno della metà di un tempo”. Un esempio emblematico è Pink Gin VI (2017), un 53,9 metri progettato da judel/vrolijk & co per Baltic, il più grande sloop in composito di carbonio al mondo. Con un albero di 68 metri e 1.322 mq di vela in bolina, rappresenta l’apice dell’ingegneria composita applicata al mondo delle barche a vela da crociera di lusso. Merita menzione anche il lungo rapporto con Luca Bassani e con Wally, con cui lo studio ha sviluppato progetti come l’ultimo wallywind110. Vrolijk racconta: “Conosco Bassani dagli anni Settanta, quando possedeva uno yacht progettato da C&C (Cuthbertson & Cassian); in quegli anni facevo parte del gruppo C&C Yachts Europe. Ha sempre spinto per innovazioni e nuove direzioni”. Il wallywind110 rappresenta l’evoluzione del DNA del cruising ad alte prestazioni, con particolare attenzione alla vivibilità della coperta, che può trasformarsi completamente da crociera a regata.

Wallywind110: questo 33 metri in carbonio incarna il “cruising ad alte prestazioni” con coperta trasformabile da crociera a regata.

Dall’Admiral’s Cup alle TP52 Super Series

Con il nuovo millennio, lo studio ha puntato sui TP52, prima nella MedCup poi nelle 52 Super Series. Tobias Kohl, responsabile della divisione regate, spiega: “Fortunatamente i sistemi di rating sono stati ampiamente sviluppati e compresi e oggi premiano i progetti più veloci. Siamo vincenti se concepiamo barche che performano meglio del proprio rating rispetto alle concorrenti”. Il passaggio dalle lunghe regate offshore alle fleet race del Mediterraneo ha richiesto approcci diversi, ma la filosofia è rimasta invariata: sfruttare ogni libertà del regolamento per ottenere il massimo vantaggio competitivo. Progetti recenti come il nuovo 79 piedi Capricorno dimostrano la continuità di questa eccellenza, con i figli di storici armatori che tornano nello studio per la seconda generazione di barche.

Il nuovo 79 piedi Capricorno.

L’armatore al centro del progetto

Con cinquanta anni di esperienza, lo studio ha consolidato una filosofia “dualistica”. Nelle regate, ogni progetto nasce dall’analisi rigorosa delle regole (IOR, IMS, IRC, ORC, Box Rule) e dalla ricerca di ogni “zona grigia” per superare le previsioni del rating. “Il nostro lavoro è sempre lo stesso”, spiega Vrolijk, “progettare barche che siano più veloci di quanto qualsiasi regola preveda”. Nella crociera, il confronto con l’armatore è centrale. “Non esiste la barca perfetta in assoluto”, aggiunge Conradi, “ma quella che l’armatore amerà quando ci salirà a bordo. Il nostro lavoro è ascoltare, capire cosa vuole veramente e guidarlo nel processo per ottenere esattamente ciò che desidera”. Questo approccio iterativo combina ingegneria, estetica e comfort in soluzioni su misura.

Non solo one-off e barche da regata. Contest 49S è una delle tante imbarcazioni di serie progettate da judel/vrolijk.

Il presente e il futuro

Oggi lo studio è guidato da Conradi, Johan Siefer e Tobias Kohl, con 14 architetti navali e 2 stagisti. Siefer descrive la struttura: “Siamo un team coeso. L’età media è 40 anni, con circa 12 anni di esperienza in azienda. Con 14 persone che lavorano sugli yacht possiamo garantire una notevole capacità di sviluppo e progettazione”. Le attività spaziano dalla progettazione di scafi per i circuiti professionistici (TP52, Maxi, IRC) ai cruiser one-off e semi-custom, dalla produzione di barche a vela di serie (Hanse, Contest, Najad) ai sistemi di propulsione a vela per navi cargo commerciali. “Abbiamo persino progettato un peschereccio”, aggiunge Conradi. Guardando ai prossimi decenni, lo studio immagina yacht sempre più automatizzati. “L’automazione a bordo permetterà equipaggi sempre più ridotti su barche sempre più grandi”, spiega Kohl, “e le dimensioni continueranno a crescere”. Parallelamente, aumenta la domanda di barche semplici da gestire. Sul fronte dei materiali, lo studio punta su fibre sempre più resistenti e costruzioni più leggere. Il foiling, ormai diffuso nelle regate, difficilmente entrerà nella crociera: “La crociera ha molto a che fare con il comfort e con il piacere di godersi la giornata in mare”, aggiunge Vrolijk. “Una barca a vela rimarrà sempre una barca a vela, ma sarà più semplice, leggera e performante”, conclude Conradi.

https://www.judel-vrolijk.com/



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